blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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se4, londra, terra angla, diario29 Aug 2008 4:06 pm

alieni?

La fine del mese di agosto porta sorprese in terra angla. Si va al locale brasileiro e ti danno un cubetto di ghiaccio luminoso per chiamare la cameriera. 
E se il tempo non è sempre clemente, basta guardare su in alto e quando meno te lo aspetti c’è uno sprazzo di sereno, uno scampolo di cielo azzurro, un arcobaleno da manuale. 
Guardando in alto, si può anche avvistare… un UFO! 
Ebbene sì, anche SE4 ha avuto i suoi incontri ravvicinati. 
Il 9 agosto qualcosa di sinistro si aggirava nei cieli neri a sud est di Londra.
Chi dice che fossero delle lanternine luminose, chi una birra di troppo, ma in tanti sono convinti che gli extraterrestri scorazzassero sopra i verdi sobborghi a sud del fiume. Ne ha parlato anche il giornale locale!
Guardando in basso, invece, più precisamente a terra, si possono incontrare altri generi di alieni. 
Era sui giornali angli, ma anche italiani, la notizia delle lumachine romane dal nome buffo, Papillifera Papillaris, quelle che da cento anni dimorano felici e indisturbate a Cliveden nel Buckinghamshire. Pare siano emigrate per nave, incollare ad una bella balaustra marmorea, proveniente dai giardini di Villa Borghese. E se si sono acclimatate le lumachine, perché non dovrei farlo io? 
 
La sorpresa più gradita è stato però l’arrivo in VESPA dell’amico-bloggatore Pacomino
(vedi: http://pacomino.blogspot.com/2008/08/preview.html), il quale, per passare un weekend a Londra, si è fatto tutta una tirata da Milano (con un’unica sosta al confine svizzero) e che, all’alba del sabato, è stato scortato dalla polizia di Lewisham, con navigatore satellitare e tutti gli onori, fino alla mia porta.  Ecco, non so se vi posso spiegare cosa abbia significato girare Londra by night in sella ad una Vespa, e veder gonfiare le gomme e mettere miscela al suddetto mezzo al benzinaio di SE4, ma da quando tutto questo è accaduto la città mi sembra più mia. 
 
vespa 
terra angla, arte, viaggi13 Aug 2008 2:47 pm

summer08

Mentre sui lidi italici infuocati dal sole si mangiano angurie al ritmo dei soliti tormentoni, in terra angla il vento e la pioggia la fanno da padroni, sembra autunno e ci vuole il golf. Queste dicotomie climatiche mi hanno sempre stupito, se guardo oltre i vetri imperlati della mia finestra non riesco proprio ad immaginarmi che possa esistere un cielo diverso da questo. Eppure, se per un pò sono stata assente, non lo devo solo al blocco creativo, ma a dei fugaci scampoli estivi che hanno lambito anche queste latitudini. Dopo aver partecipato ad una serata organizzata dai blogghers di Lewisham (su invito di Neil, autore di Transpontine, la Moya di SE4 sedeva ad una simpatica tavolata all’aperto, unica scrivente in lingua italiana), sono partita per Edimburgo. Tre giorni di sole (!), musica, festival, pubs, chiacchiere e pure il tour del cimitero di Greyfriars, alla ricerca dei fantasmi, con la nebbia che scendeva suggestiva giù dai tetti e dai comignoli ad accarezzare pietre annerite dal tempo. Sono seguite mini fughe al parchetto dietro casa, con le api ronzanti, l’odore di barbecue improvvisato, note lontane e un dirigibile zeppelin su nel cielo. Poi sono andata a Liverpool, per visitare la mostra di Klimt. La città è tutta un fermento di gru e strutture di vetro e acciaio, che sorgono qua e là come funghi, per non parlare degli anonimi centri commerciali. All’Albert Dock ho appena fatto a tempo a vedere gli ultimi scampoli dell’Old Great Western Railway. Oltre alla secessione viennese, al sole inaspettato e alle prelibatezze di Philpotts, c’è stato anche tempo per una breve escursione musicale, da Billy Fury ai Beatles, da Echo & the Bunnymen agli Zutons, grazie alla mostra interattiva "The Beat Goes On", in programma ai World Museums. Il sole è tornato ad essere un lontano ricordo, e così non è rimasto altro che trovare consolazione al chiuso di cinema e gallerie, caffè e localini, remando in barchette surreali e pericolanti sul tetto allagato della Hayward Gallery, ritrovando spunti di me in pellicole turche e francesi, cercando calore nell’incontro con gli amici, aspettando che torni l’ispirazione perduta. 
londra, terra angla, cinema13 Feb 2008 10:37 pm
brief encounter
Londra è piena di stazioni.
Ce ne sono davvero a bizzeffe, per la maggior parte vittoriane, con le strutture in vetro, acciaio e solidi mattoni, come quelle ferroviarie, da Crystal Palace a Charing Cross, da Victoria a Euston, passando per St. Pancras. Quelle della Tube, invece, sono gioiellini Decò con le maioliche rosse e verdi, oppure moderne, moderniste e postmoderne, come quella di Tottenham, con i mosaici di Eduardo Paolozzi, o quella avveniristica di Canary Wharf. Le stazioni sono punti di incontro, nevralgici, e migliaia di persone le percorrono in lungo e in largo ogni giorno. Le stazioni sono luogo privilegiato per gli arrivederci e anche per gli addii. La folla senza volto scorre come onde sul mare, ignara e indifferente alle lacrime, ai sorrisi, ai baci. Ognuno porta con sé la sua valigia, le proprie storie. 
Tra le migliaia di film romantici elencati e propinati in questi giorni, ce n’è uno che è la quintessenza del cinema britannico, e, oltre alla passione, ha per protagonista una stazione ferroviaria. Il caso volle anche che, a dispetto dei raid nazisti del 1944, la pellicola venisse girata nella settimana di San Valentino.
Originariamente concepito da Noel Coward per il teatro con il titolo di "Still Life", "Brief Encounter" fu riscritto e diretto da David Lean, con la partecipazione di Celia Johnson e Trevor Howard nel ruolo dei due amanti. Il celebre film, nel suo iconico bianco e nero e l’inglese di altri tempi, narra la love story impossibile tra un uomo e una donna, entrambi sposati ad altri, che, per caso, si incontrano nel caffè di uno snodo ferroviario e decidono di rivedersi là ogni giovedì. La produzione di "Brief Encounter" avrebbe dovuto iniziare le riprese in una stazione londinese, ma i bombardamenti rendevano l’impresa assai pericolosa. Il Ministero della Guerra suggerì dunque, come alternativa sicura, la stazione di Carnforth, nella zona del Lake District, sulla linea che va da Euston a Glasgow.
Carnforth era sufficientemente distante da Londra e al riparo da eventuali attacchi, anche a dispetto delle luci di scena che fendevano l’oscurità.
"Brief Encounter" venne girato a Carnforth tra il 3 e il 16 febbraio 1945, nella tarda serata, quando l’ultimo treno locale aveva lasciato la stazione. Si girava di notte, fino alle prime luci dell’alba, o meglio, fino all’arrivo dei primi convogli mattutini.
Nel 2003, Carnforth, dopo decenni di abbandono, grazie ad uno stanziamento di un milione e mezzo di sterline, è stata accuratamente restaurata e oggi i visitatori possono sedersi ad un tavolo dell’indimenticabile Refreshment Room immortalata da David Lean e sorseggiare un romantico tè, in attesa di un breve incontro.
generale, terra angla, itaglia5 Feb 2008 11:39 pm

stereotipi

STEREOTIPO 
(dal greco stereòs = rigido, e tòpos = impronta): 
Insieme coerente e abbastanza rigido di credenze che un certo gruppo condivide rispetto
a un altro gruppo o categoria sociale.
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In questi giorni che più vivo e meno scrivo, non avendo grandi possibilità di evadere da impegni lavorativi pressanti né molto tempo libero per le mie peregrinazioni alla scoperta dei segreti e curiosità londinesi, mi sono tuffata in altre esplorazioni, mi sono dedicata alla sociologia. 

Come ci vedono gli angli a noi itagliani? E noi, cosa pensiamo di loro? Chi ha ragione?
Le nostre rispettive percezioni si riducono a sterili clichés, o c’è un pò di verità?

Ho preso come cavie due miei amici angli, diversissimi per generazione e attitudini, ma pur sempre figli di questa terra d’Albione:

J è un giovine sui 25, aperto ed entusiasta, desideroso di evadere e di imparare. Medita di andare in Giappone e quindi sta cercando di imparare il giapponese.

R è un maturo 40 something, un pò timido alla Hugh Grant, si dichiara non interessato ad altre culture, ma è ferratissimo nella sua. Recentemente, ha provato a seguire un corso di spagnolo, ma ha mollato dopo solo 3 lezioni.

J e R pensano che, esteriormente, gli italiani si riconoscano dagli angli perché essi sorridono di più, agitano mani-braccia quando parlano, hanno un tono di voce più alto, sono sempre molto vivaci ed entusiasti e le donne tendono a piangere più facilmente. Entrambi, trovano questa emotività/teatralità dei popoli latini divertente ed affascinante.
[Per quanto mi riguarda, ebbene sì, lo ammetto, quando parlo gesticolo animatamente, anche se cerco di trattenermi, e spesso, mentre inconsciamente disegno cose nell’aria, mi accorgo che gli angli si bloccano a guardarmi le mani e non ascoltano più quello che cerco di dirgli!]

Sia J che R pensano, con un certo timore, che noi continentali tendiamo a considerare gli inglesi un popolo poco aperto, un pò freddino, incapace di passion, che si scioglie solo dopo qualche pinta di birra. Ma non è vero, è che in fondo loro sono maestri dell’understatement e dell’ironia, bisogna saperli un pò studiare, ecco.

Gli angli non sanno la grammatica, quindi per pigrizia e mancanza di analisi logica, fanno fatica ad imparare le lingue. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie ai voli low cost, le popolazioni albioniche hanno cominciato ad abbandonare la loro isola e a girovagare in lungo e in largo, scoprendo il sole, il vino, la buona cucina e il pittoresco dolce far nulla di paesi come Spagna, Italia, Francia.
Quindi sono meno freddini di prima. Quindi amano crogiolarsi al sole e mangiare spaghetti. E si segnano ai corsi di lingua.

J mi ha detto, un pò sorpreso, che suo papà, che ha 65 anni, è un anglo vecchia generazione, di quelli che d’estate andavano solo al lago o al mare triste delle coste britanniche, e che ha mangiato il suo primo piatto di pasta solo una decina di anni fa!! Per contro, J si definisce anglofobico, ha già passato del tempo all’estero, e non vede l’ora di cambiare aria (vedi Giappone), quindi lavora sodo per mettere da parte i soldi necessari alla fuga.

R è invece il tipico englishman, che di solito guarda il football, va al pub a bere birra, legge libri angli, pronuncia nomi francesi in anglo, adora il teatro (specie classici di Noel Coward), mangia il fìscendcìps, legge il Times. Magari ogni tanto, sconfina, e va a vedersi le retrospettive di film cinesi, o si fa una vacanzetta in Italia o Spagna, però nulla lo può davvero scollare dalle passeggiate domenicali in riva al fiume e la sua cup of tea.

generale, terra angla, diario25 Jan 2008 11:42 pm
blues
 
Questa, secondo gli psicologi, è la settimana più triste dell’anno, quella in cui ci si sente più infelici e scontenti.
Le feste e le luci natalizie sono ormai dimenticate, le risoluzioni per il nuovo anno miseramente naufragate, e ci si ritrova con le tasche vuote, mentre lo stress lavorativo mal si sopporta. A ciò aggiungiamoci pure gli andamenti non proprio eccellenti dei mercati finanziari, la pioggia, i virus influenzali, i governi che cadono… e l’amarissimo cocktail è ben riuscito.
Gli angli chiamano la depressione tipica del periodo "Mid January Blues" e, all’Università di Cardiff, eminenti luminari hanno addirittura definito una formula matematica per dare scientificità al sintomo:
 
[W + (D-d)] * TQ
______________
M * NA

- Laddove, W sta per Weather (clima), D per Debt (debito), d è il "money DUE in January pay" (ergo, lo stipendio a fine mese – notare che è minuscolo), T rappresenta il TIME (la distanza temporale dal Natale), M sta per MOTIVATIONAL LEVEL (lo stato emotivo) e NA per NECESSITY for ACTION (la necessità di agire). Q indica invece il "Time since failed QUIT attempt" (insomma, è il fattore fallimento, purtroppo sempre in agguato, specie nell’ambito dei propositi per l’anno nuovo).
 
A me gennaio non è che dispiaccia poi così tanto.
Innanzitutto la città torna ad offrirsi libera dalla frenesia e dalla confusione delle feste. Dovunque si vada, ci si può muovere liberamente e nei caffè, nei locali e nei cinema si trova un posto a sedere. Si, è vero, si sente nell’aria questo clima di malinconia, e si cammina di fretta lungo strade semi-vuote, percorrendo il grigiore dei marciapiedi senza neanche il conforto effimero di italici coriandoli o quel profumo struggente di frittura e zucchero, tipico delle frappe e castagnole (qui in anglia il Carnevale non esiste).
E però, se la routine quotidiana è sempre quella, è bello viaggiare con la fantasia o esplorare mondi paralleli.
Gli intricati ricami della giacca della signora che ci sta davanti in metropolitana si fondono mirabilmente alle note psichedeliche, selezionate random dal lettore mp3; i due francesi, appena “sbarcati” dall’Eurostar, che criticano stupefatti e gesticolanti le brodaglie di Starbàcs, fanno da sottofondo perfetto alle pagine del bel libro di Raymond Queneau; spesso, verso le quattro, il freddo cielo londinese si tinge di delicate striature rosa e i rami scheletrici degli alberi ci disegnano su infiniti arabeschi, dove è bello perdersi, mentre una gazza solitaria, dall’alto, se la ride, di noi e delle depressioni di metà gennaio.
terra angla, itaglia8 Jan 2008 6:24 pm
italian latin lover"Pity us poor Italian men" said Andrea, my barber in Rome, as he gave me my new year haircut. The other customers nodded. “Listen,” said one as he leafed through Corriere dello Sport and waited his turn “We are all men here, I can be frank. Our women have become independent-minded, they all go out to work, they don’t cook so much any more, we have to look after ourselves. We are second-class citizens."  
 
In una grigia, piovosa, malinconica giornata di gennaio, almeno la rassegna stampa britannica offre delle "chicche" esilaranti, come l’articolo di Richard Owen apparso su The Times online (e prontamente tradotto di rimbalzo dal Corriere della Sera, con qualche taglio fuorviante) sulla crisi del maschio italico. La parte migliore, comunque, sono i commenti dei lettori in calce al pezzo e quell’antica diatriba "Italian latin-lover" vs. "inhibited British" che, come tutte le leggende e gli stereotipi, è dura a morire. 
E poi, come se non bastasse, c’è addirittura un test per le signore, dal titolo: "How Italian is your man?" emoticon
generale, se4, terra angla14 Dec 2007 10:27 pm

frosty morning
Foto: © "St. John’s Station" 13/12/2007

Jack Frost è un elfo che nella tradizione inglese rappresenta la personificazione del pungente clima invernale.
Lo si immagina come una creatura dotata di talento artistico, che durante la notte vola attraverso città e campagne a disegnare bellissimi motivi di ghiaccio sulle foglie, i fili d’erba e i vetri delle finestre.

Non si conosce con sicurezza l’etimologia del nome. Alcuni pensano derivi dal folklore nordico, infatti nelle leggende scandinave si menziona un personaggio di nome "Jokul" (ghiacciolo) "Frosti" (gelo). Jack Frost è, insomma, il Gelo, e la sua figura, strettamente associata all’inverno e al Natale, in epoca vittoriana valicò l’Atlantico, grazie ad un’illustrazione di Thomas Nast per Harper’s Weekly (1864), in cui l’elfo compariva circondato di ghiaccioli come simbolo dell’inverno in Central Park.

Thomas Nast - Jack Frost (1864)

In queste ultime fredde notti londinesi, Jack si è davvero sbizzarrito in magnifici arabeschi e finissimi gioielli di cristalli di ghiaccio.
E sì, d’accordo con voi che è solo una leggenda e che la brina è il semplice risultato di notti d’inverno, in cui il cielo terso e il calo delle temperature favoriscono il raffreddamento delle superfici…ma la magia, al mattino, è incontestabile.

frosty spiderweb
Foto: © "Ragnatela" 13/12/2007

terra angla3 Oct 2007 12:50 am

head

Per alcuni giorni,tranquilli e pittoreschi villaggi disseminati in varie zone dello Yorkshire si sono, come dire, ridestati, a causa del misterioso materializzarsi di teste in pietra. Le sculture, accompagnate da enigmi, hanno fattezze diverse, altezze simili e tutte riportano incisa la parola "paradox".
Le amene località in cui sono apparse, distano anche 50 miglia l’una dall’altra.
Tra i vari abitanti, più o meno sorpresi dall’evento, due coniugi, Mike and Valerie Hoyes, che gestiscono un ufficetto postale a Braithwell, si sono improvvisati detectives.
Avendo trovato ben tre teste davanti al loro esercizio, la mattina del 23 agosto, i due hanno controllato le registrazioni effettuate dalla telecamera a circuito chiuso e scoperto che un uomo aveva abbandonato le sculture verso le 4 del mattino, dopo averle trasportate in una macchina di piccola cilindrata.
Meno in ansia è apparso Mr Griffiths, artista residente ad Arthington, che ha dichiarato alla stampa:"I think it’s a publicity stunt - I can’t see anything else…"
Il tempo gli ha dato, in un certo senso, ragione. 
Nel pomeriggio di oggi, infatti, il mistero delle teste di pietra è stato finalmente svelato.
Esse sono opera di uno scultore del West Yorkshire, tale Billy Johnstone, che ha semplicemente deciso di lasciarle in dono a chiunque le avesse ritrovate.
Le teste valgono tra le 200 e le 500 sterline circa, e ne sono state abbandonate ben 57, qua e là nel nord d’Inghilterra.
Johnstone ha specificato di non essere interessato a sapere che fine faranno le sue sculture né a rivolerle indietro. 
In risposta alle insinuazioni del Mr Griffith di turno, lo scultore ha inoltre aggiunto che l’intera operazione è parte di un progetto artistico in corso e non di una mossa pubblicitaria. 

"Twinkle twinkle like a star does love blaze less from afar?"

generale, terra angla5 Sep 2007 12:55 am

&uot


Bombardati di notizie, spesso riesce difficile districarsi nella selva delle informazioni. Ma oggi, quattro settembre, queste sono le news e gli eventi che mi hanno colpito.

1. Hanno ritirato dal mercato quelle palline di biscotto di malto ricoperto di miele e cioccolato al latte che vagano nei negozi angli con il nome di Maltesers. Di solito, una pallina croccantina tira l’altra, finché il pacchetto si svuota e la coscienza rimorde. Qualcuno però ha finito per mordere dei trucioli di gomma…

2. Da ieri sera la tube è in sciopero e lo sarà fino a giovedì. E certo, anche se io uso il treno ed è stato mantenuto il servizio per due linee, in città c’è più caos, più traffico, più gente alla fermata del bus, più facce imbronciate, più assenti (in)giustificati, ma non la catastrofe che i giornali italioti vi vogliono far credere. Il disservizio non piace a nessuno, ma non ho visto fare sceneggiate.

3. La Wellcome Collection ha attualmente in programma una mostra sul cuore, di solito considerato punto fisico e metaforico di inizio e fine della vita. Tra gli oggetti esposti, la ventitreenne Jennifer Sutton ha potuto ammirare il suo vecchio cuore malandato, asportatole per una cardiomiopatia restrittiva all’inizio di quest’anno. "An emotional and surreal experience", ha commentato.

4. Per commemorare i 200 anni dall’abolizione della schiavitù, una replica della nave Amistad, dopo aver ripercorso le rotte del commercio di schiavi, sta per raggiungere Londra. Attraverso il fiume Avon e il canale di Bristol, Amistad attraccherà nell’area dei docklands, a Canary Wharf. La nave originale passò alla storia quando, nel 1839, 53 schiavi si ammutinarono e, benché catturati, riuscirono a guadagnarsi la libertà grazie alla battaglia legale vinta contro il governo americano.

5. Dopo 7 anni vissuti con coraggio e determinazione, Jane Tomlinson ha ceduto al tumore maligno che la tormentava. Nel 2000 i medici le avevano dato pochi mesi di vita, ma Jane seppe smentire la scienza e sfidare le avversità, dedicandosi a raccogliere fondi per la ricerca sul cancro e, nonostante il dolore terribile al collo, al bacino e alla schiena, cimentarsi in imprese sportive eccezionali, come la London Marathon, il London Triathlon e varie tratte in bicicletta, tra cui 2.500 miglia da Roma a Leeds, e ben 4.200 attraverso gli Stati Uniti. Fino all’ultimo Jane ha saputo mantenere il sorriso e l’entusiasmo, dando speranza e forza a tanti malati come lei.

"La vita è come una tigre selvaggia: puoi soccombere e permetterle di affondare gli artigli sulla tua testa o decidere di salirle sulla schiena e cavalcarla"(proverbio indiano) 


terra angla2 Sep 2007 12:50 am


E’ su tutti i giornali: sono già tra noi.
Dai frontespizi, dai cartelloni pubblicitari, dalle vetrine dei negozi, imperturbabili facce millenarie ci scrutano.
E più la data di conquista si avvicina, più la febbre sale.
Occhi a mandorla e tratti volitivi campeggiano qua e là, arrivando ad offuscare perfino il biondo caschetto della principessa triste, nel decennale della sua dipartita. 
I venti esemplari del famoso esercito di terracotta non hanno nemmeno fatto in tempo ad arrivare al Museo Britannico, che subito si sono moltiplicati i figli spuri, le riproduzioni a basso costo, i libri e i gadgets.

E mi viene in mente quel saggio di Walter Benjamin, secondo cui la riproducibilità tecnica dell’opera d’arte finisce per distruggerne l’aura, quel non so che di irripetibile ed originario che ne garantiva il valore.
In questo pullulare di soldati e soldatini, che occhieggiano dalle vetrine offrendosi al turista mordi e fuggi, la misteriosa e rara bellezza dei guerrieri di Xian viene meno, il senso della loro unicità si perde nell’azzeramento delle distanze, nelle strategie di marketing che spingono il volgo al fagocitamento mediatico e culturale.
Non siamo neppure agli inizi e già avverto una certa nausea da sovraesposizione.
L’assedio continua…

by moya