blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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londra, musica, mostre, credit crunch17 Jan 2009 11:12 pm

bloomsbury

Numerosi eventi che ebbero luogo nel 1759 concorsero a stabilire Bloomsbury come uno dei piu’ importanti distretti culturali di Londra. In quell’anno, grazie al contributo del collezionista Sir Hans Sloane, il British Museum fu aperto al pubblico. Sempre nel 1759 moriva Georg Friedrich Handel, celebre compositore nonche’ cofondatore del Foundling Hospital.
In questi giorni, una mostra gratuita esplora la vita e i tempi dei residenti piu famosi di Bloomsbury, mediante immagini ed informazioni esaustive. La mostra, aperta fino al 24 gennaio, dalle 11 alle 16, è allestita negli spazi del fu Imago Mundi, uno degli storici negozi di Museum Street che hanno chiuso i battenti negli ultimi dodici mesi (tra essi ricordiamo quello di stampe e libri antichi di Michael Finney, la libreria di Anthony Roe and Deana Moore, il Fine Books Oriental e il pregevole Ulysses Bookshop, scomparso assieme al suo proprietario, il poeta e bibliofilo Peter Joliffe).
La mostra fa parte di una serie di iniziative organizzate tra gennaio e febbraio 2009 dalla Bloomsbury Association, assieme al St Georges Bloomsbury, alla Situation Opera e allo storico Ian Foster, con il supporto del British Museum e dell’University College.
Se la piccola esposizione vi ha affascinato,  basterà attraversare la strada per una visita gratuita al British Museum, dove, nella sala dedicata all’Illuminismo, alcune teche racchiudono oggetti curiosi collezionati da Sir Hans Sloane, tra cui un raccoglitore di esemplari naturali (semi, frutti, cotrtecce, radici e resine) e alcune calzature provenienti dall’oriente (India, Cina, Giappone e Turchia).
Avventurandosi poi verso Brunswick Square, per la modica somma di 5 sterline, potete concedervi una visita al Foundling Museum, dove non solo conoscerete la storia del Foundling Hospital, il primo orfanotrofio londinese, ma potrete anche visitare una mostra speciale dal titolo Handel the Philanthropist.
Handel era un benefattore del Foundling Hospital, dove era solito dare performances del Messia per raccogliere fondi  La mostra si concentra sulle attivita’ caritatevoli del compositore, fornendo anche dei paralleli tra la vita nel XVIII secolo e quella dei nostri giorni. Per finire, il 7 febbraio, nella chiesa di St George, progettata dall’architetto del barocco inglese Nicholas Hawksmoor, la Situation Opera condotta da Nick Newland, riprodurra’ la prima originale del Messia di Handel, cosi come fu presentata a Dublino nel 1742. Il concerto iniziera’ alle 5.30 e nelle 15 sterline di ingresso e’ compreso un piccolo rinfresco.
 
Imago Mundi
40a Museum Street, London WC1A 1LU

 

The British Museum
Great Russell Street, London WC1B 3DG

The Foundling Museum
40 Brunswick Square, London WC1N 1AZ
 
St George’s Bloomsbury
Bloomsbury Way, London WC1A 2HR

 

londra, diario, musica18 Sep 2008 7:23 am

killing moon

La parentesi romana si è conclusa… anche l’estate. Qui in terra angla si respira l’odore dell’autunno e fa anche un pò freddino. E il sole è un optional. Si parlava ieri delle strane sensazioni a fior di pelle, una vacanza come tante che l’hanno preceduta, da cui non ci si aspettava nulla o quasi, e che però ci ha cambiato. Possono essere stati paesaggi montani di purezza sorprendente o uno scenario barocco da riscoprire, semplicemente, camminandoci dentro; la rivelazione è avvenuta in sordina, come la goccia che scava la roccia, attraverso il ritmo lento dei passi, la gamma di colori dimenticati, il sole che accarezza la pelle e il viaggio nella solitudine che si fa presenza, di noi stessi. E poi si torna a Londra, alla vita frenetica, al clima incerto da recessione, ai pendolari che corrono senza posa tra lavori che saltano, alla quotidianità stravolta, fatta di facce e ritmi che dovrebbero essere gli stessi di dieci giorni fa, ma in fondo al cuore sai che non è così. E, tuttavia, la sola cosa da fare è tuffarsi in questo mondo asincrono, coglierne le opportunità cercando di non farsi prendere da quella frenesia malata, anche se è un proposito destinato al fallimento. 
L’unica cosa che conta è restare fedeli a se stessi, pur nei cambiamenti e nelle evoluzioni.
Così mi sono ritrovata a filosofeggiare, tra una pausa e l’altra del concerto dei Bunnymen alla Royal Albert Hall. Sul tempo che passa, sui prodotti musicali che oggi si divorano in un nanosecondo, mentre ieri un album durava si e no 45 minuti e lo ascoltavi attentamente, lo metabolizzavi consumandone i solchi. Ho visto scorrere bellissime immagini in bianco e nero di una gioventù piena di promesse, e sul palco quello che rimane di un ventennio di tempeste e battaglie. 
Sarà che io i concerti rock seduta in piccionaia proprio non riesco a concepirli… però so che se fossi stata sotto al palco, testimone del decadimento della gioventù di cui sopra, mi sarei sentita peggio. 
"Evergreen…"
 
 bunnymen
londra, musica20 Aug 2008 7:11 pm

underground

A meno di una settimana dal ferragosto, il tempo è autunnale. Per la nota legge della nube di Fantozzi, piove sempre nei miei giorni liberi. Ma poteva andar peggio, avrebbe potuto esserci lo sciopero della Tube, che invece è stato revocato. Girovagando in rete, per vincere il tedio da clima deprimente, ho scovato una simpatica canzoncina, realizzata con anglo sarcasmo dagli "Amateurs Transplant", un duo di (veri) dottori, i quali devolvono le vendite del loro album alla ricerca sul cancro. Per £9.99 potete fare una buona azione e portarvi a casa delle chicche come Paracetamoxyfrusebendroneomycin, The Menstrual Rag, e il singolo, ormai leggenda, dal titolo London Underground, ascoltabile al seguente indirizzo:

http://www.backingblair.co.uk/london_underground/ 

londra, musica, mostre13 Jul 2008 9:49 pm

                                                  £5 or nothing

Perché Londra è la città più cara d’Europa, come si dice. Ma allora, se si è al verde o si fa economia, cosa significa? Che non ci si può divertire, che bisogna restare a casa a guardare la tivvù? Neanche per sogno! Londra offre tantissimo, anche a chi ha scarsi mezzi economici, basta saper cercare. Ad esempio, ci sono un sacco di gallerie private che hanno in programma mostre interessanti e possono regalare un’emozione, a costo zero, tipo le foto surreali stampate diasec di Etienne Clément, con i paesaggi suburbani da thriller e le geishe di plastica colorata. E poi, per sole £5, la musica, quella bella, di qualità, suonata in spazi intimi, pubblicizzata con passaparola, mailing list, volantini o sms di amici. Domenica, al Jamm di Brixton, le note del Seckou Keita Quartet, una felice collaborazione, che mescola assieme melodie e strumenti europei ed africani, tra cui la Kora, arpa-liuto dell’etnia Mandinka. Ieri sera, invece, ruvide note R&B al Cafè Crema di New Cross. I Congregation, un duo che sembra uscito dalle foto bianco e nero degli anni venti, e che ha appena pubblicato il suo primo album, hanno saputo entusiasmare con un live dai suoni furtivi e seducenti, condito dalla struggente presenza vocale di Victoria Yeulet.
 
CREDITS:
 
© Seckou Keita Quartet - Live @ Jamm, 06/07/2008 
http://www.seckoukeita.com/
 
© Etienne Clément - Green Geisha (Whitecross Gallery) 
http://www.etienneclement.com/pages/home_frame.htm
 
© Congregation - Live @ Cafè Crema 12/07/2008 
http://www.myspace.com/congregationband

londra, musica9 Jul 2008 11:29 pm
rainfest
La quiete della mia stanza, e la pioggia contro i vetri… Ma l’estate dov’è?
Sono giorni che piove a catinelle, mi si è rotto l’ombrellino verde, vado in giro con l’ombrello grande di plastica trasparente… e ho ritirato fuori la sciarpa dall’armadio. L’altroieri il giornale diceva di non perdere le speranze, che l’estate non è finita; oggi, invece, propendeva alla rassegnazione e chi vuole il sole, si prenda un aereo. Non sono troppo triste, non è la mia prima estate piovosa in terra angla… mi preoccupano di più tutte le persone che vanno in giro tossendo e starnutendo, quello sì. E poi è la stagione dei festivals. Ce ne sono di tutte le dimensioni e per tutte le tasche, al bagnato e all’asciutto, nei campi e in piazza. Glastonbury, con le tende, il fango e la Winehouse che ciondola sul palco e si accapiglia con i fans è solo l’esempio più illustre. Giovedì scorso grande musica gratis a Trafalgar Square, con il Don Carlo di Verdi in diretta dalla Royal Opera House. Inizialmente diluviava e gli organizzatori, oltre al pratico cuscino gonfiabile, distribuivano simpatici impermeabili usa e getta. Ma poi, fortunatamente, è uscito il sole per un paio d’ore e la serata si è ripresa alla grande. Bisogna essere temerari e partire equipaggiati. Si replica mercoledì 16 luglio, con Le Nozze di Figaro. Suggeriamo di munirvi di ombrello, plaid e picnic. Fra due settimane ci sarà anche il LoveBox festival a Victoria Park. E che sia sole o pioggia, polvere o fango, ci si andrà, senza dubbi, e senza consultare le previsioni meteo. 
londra, musica24 Feb 2008 9:56 pm

gigs

I giorni si rincorrono uno dietro l’altro, così uguali e così diversi, e cambiano la luce e il sapore alla mia vita.
E’ una rivoluzione lenta, inesorabile, gentile e crudele al tempo stesso.
Una parte di me che se ne va per sempre, rinnovandosi come l’araba fenice, la mente occupata da mille pensieri, che guizzano nervosi come pesci in un acquario, accompagnati da note che scandiscono fermate di metropolitana, rintocchi di orologi alle stazioni, sensazioni fugaci che non riesco a trattenere. La musica, da sempre, è linfa vitale delle mie giornate, colonna sonora dei miei ricordi.
E questo è stato un weekend all’insegna di vecchie e nuove energie, in una Camden che tra modernità e tradizione, sa anch’essa rinascere dalle sue ceneri.
Venerdì sera The CULT al Forum, un cinemino Art Deco, dai fasti imperiali di cartapesta dorata, riconvertito a sala concerti. Sono passati tanti anni, ma la grinta resta. E resisto anch’io, il che non guasta. E in una domenica pigra di pioggerellina che viene giù, trovo anche l’entusiasmo e le energie per raggiungere il nord della città e infilarmi in un famoso pub di Camden, per un’ora di musica dal vivo. The People’s Revolutionary Choir, un nome altisonante per una band di giovanissimi, suoni acerbi e sonorità accertate. Mi diletto a scattare foto e a saltellare, tra amplificatori al massimo ed entusiasmo da ragazzini, un pubblico variegato e la metro subito fuori, pronta ad inghiottire ciò che resta del finesettimana.
londra, cinema, musica12 Dec 2007 6:34 pm

Volano le renne di Babbo Natale, la stella cometa, la Befana, gli angioletti, il folletto Jack Frost, che stanotte ci ha lasciato un bel po’ di brina… ma ieri, tra le colonne della Battersea Power Station volava qualcos’altro…

Battersea non è solo un esempio di architettura industriale, ma un simbolo.
La più grande centrale elettrica del Paese, fu costruita a sud del fiume negli anni Trenta e la sua massiccia struttura in ferro e mattoni, corollata da quattro imponenti ciminiere, a forma di colonne bianche, racchiudeva una potentissima turbina a vapore. Abbandonata e negletta dalla fine degli anni Settanta, Battersea è oggi un’affascinante rovina, dal futuro incerto. Se non è stata demolita come tanti altri edifici, lo si deve anche al fatto che la sue linee moderniste, da cattedrale dell’industria, oltre ad interessare gli studiosi di architettura, da tempo attraggono gli appassionati del rock. E’ proprio Battersea Power Station l’edificio immortalato dai Pink Floyd, nel 1977, come immagine di copertina dell’album "Animals".
Nella suddetta cover, tra le bianche ciminiere, si librava un maiale gonfiabile. 

animals

Durante la sessione fotografica per la realizzazione dell’album, si verificò anche un incidente: il suino pneumatico ruppe il cavo che lo teneva ancorato a terra e si librò nel cielo, fino ad interferire con le rotte aeree per Heatrow e creare il caos!
Da un trentennio Battersea è i Pink Floyd. Qualunque turista utilizzi un treno che passa per Victoria (come il Gatwick Express) non può ignorare le grandiose vestigia di questo edificio e, se vagamente appassionato di rock-progressive, far riferimento al binomio.
Tuttavia ieri, chi passava di là, avrà pensato anche ad un’allucinazione o ad un déjà vu. Infatti, c’era davvero un maiale gonfiabile tra le ciminiere della centrale, proprio come su quella copertina di tanti anni fa. Ma non era un maiale qualsiasi: era Spiderpig, il pork addomesticato, protagonista dell’ultimo film dei Simpsons.

spiderpig

Per l’uscita del DVD, la Fox ha pensato bene di ispirarsi ai Pink Floyd e liberare nel cielo un gigantesco Spiderpig gonfiabile, che ha gongolato nell’aria fredda londinese per tutta la giornata, guardato a vista da un addetto del Special Air Service Regiment, pronto a sparare e abbattere il pupazzo svolazzante, in caso di fuga.

battersea spiderpig 

londra, musica16 Nov 2007 1:14 am

brmc

Fa freddino nella notte londinese, ma nulla passa attraverso il giubbotto di pelle e il berretto di lana. Un’impercettibile ronzio nelle orecchie, voglia di raccontare qui, prima che le impressioni si perdano. Sono reduce dal concerto dei Black Rebel Motorcycle Club alla Roundhouse ed è stata una bella performance, superiore alle mie aspettative e protrattasi per oltre due ore.Più di un centinaio di minuti elettrizzanti, l’acustica tagliente e la coreografia scarna, lo shoegazing e i giri di basso sporchi, da cantina. Qua e là suggestioni che ricordano i Jesus & Mary Chain, sebbene più rock’n’roll…ma in fondo, che male c’è?Tra un brano e l’altro mi sono soffermata a guardare l’architettura particolarissima della Roundhouse, con le 24 colonne di ferro e gli archetti svettanti a sostenere il tetto rotondo, un capolavoro dell’ingegneria civile vittoriana. L’edificio ne ha viste delle belle in 161 anni di storia. Utilizzato in origine come rimessa per locomotive, nel 1869 divenne un deposito di gin, per la ditta W S Gilbey. Successivamente, verso il 1940, cadde in disuso e infatti, quando Geoffrey Fletcher ne scrisse, nel 1962, nel libro "The London Knobody Knows", la Roundhouse era ormai un vuoto scheletro, malinconica testimonianza dei fasti delle ferrovie fin de siècle. Tuttavia, sul finire degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta, lo spazio venne reimpiegato come sala da concerti e laboratorio artistico. Vi suonarono Otis Redding, Jimi Hendrix, i Doors, i Led Zeppelin e i Pink Floyd. Vi furono rappresentate tragedie di Shakespeare e opere liriche, vi lavorarono anche Julien Beck con il Living Theatre e attori del calibro di Vanessa Redgrave ed Helen Mirren. Dopo oltre due decenni di decadenza e abbandono, nonché numerosi tentativi di acquisto e restauro mai concretizzati, finalmente l’edificio è stato ristrutturato e convertito in centro multiculturale. Un esperimento felicemente riuscito.Mentre i B.R.M.C. si esibivano in schitarramenti e distorsioni amplificate, pensavo a tutto quello che è passato sotto al tetto conico della Roundhouse, dalle locomotive ai barili di gin, dai figli dei fiori agli amanti del teatro, e mi sembrava di vedere emergere dalla nebbia quegli ingegneri vittoriani, col cilindro e i basettoni, e quegli operai accaldati nelle fonderie del nord, intenti a forgiare colonnine e volute, tutti fieri di far parte della rivoluzione industriale e del progresso. 

roundhouse 

musica8 Sep 2007 1:50 am



nine million rainy days
have swept across my eyes
thinking of you

and this room becomes a shrine
thinking of you

and the way you are
sends the shivers to my head

you’re going to fall you’re going to fall down dead… 

I Jesus & Mary Chain debuttarono poco più che ragazzini, nel 1985, con un disco rivelazione, PSYCHOCANDY, il quale conteneva la famosa Just Like Honey e vari altri brani pieni di distorsioni e molesti feedback. Quell’album fu acclamato dalla critica e ricordo una similitudine che recitava pressapoco così "una maestosa fortezza di rumore, che una volta scalata conduce a panorami di insolita bellezza". Fu subito amore, io teenager ribelle, e loro, bambini scozzesi che giocavano a fare i maledetti, con le loro facce imbronciate sotto una difensiva massa di capelli scompigliati e le guance tenere, ancora segnate da foruncoli adolescenziali. Nei dischi che seguirono, i muri della fortezza di rumore si andarono via via abbassando, mentre dal vivo i fratelli Reid e Bobby Gillespie, che poi avrebbe fondato i Primal Scream, non si prodigavano altrettanto. Tra la furia della loro acerba sfrontatezza e i fumi di alcool e additivi, le performances erano caratterizzate da rumore, brevità e risse sul palco. Tuttavia io non ebbi mai la chance di assistere a questi eventi, perché l’unica data italiana, me lo ricordo ancora, fu a fine agosto 1987, ad Umbertide, ridente cittadina umbra, a 200 km da Roma. Insomma, per farla breve, sono passate due decadi da quell’estate e tante cose sono cambiate. I ragazzini delle foto in bianco e nero si sono fatti adulti, con qualche ruga, meno capelli e una famiglia da mantenere. Però, anche se le intemperanze di gioventù sono un capitolo chiuso, non hanno perso la grinta, e nemmeno i fans, le cui fila si sono accresciute di nuove leve.
E’ bastato dunque collocarsi a debita distanza dal palco, quanto bastava per non mettere a fuoco i segni del tempo, e il 1987 non m’è sembrato più così lontano…

musica6 Sep 2007 6:02 pm



Nessun dorma!… Nessun dorma!…
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle che tremano
d’amore e di speranza!
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia!
Dilegua, o notte! tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All’alba vincerò!
Vincerò! Vincerò!

Turandot - Atto III, Scena 1 

©Illustration by Piero Tonin

by moya