blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




...blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra

se4, diario3 Mar 2009 12:24 am
chat noir
Mi piace girovagare per le stradine secondarie, è una cosa che ho sempre fatto, anche quando ero in Italia.
Nelle strade sul retro ci passa meno gente, ma ci sono scorci interessanti, sorprese ad ogni angolo, la giusta solitudine per riflettere, al ritmo dei propri passi.
Poi può anche capitare che tra due cespugli di trifoglio, salti fuori un gatto nero.
Che non si muove, perché è dipinto a "trompe l’oeil".
Un gatto che imperturbabile resterà a spiare passanti, farsi abbaiare contro dai cani, sbiadire lievemente alle intemperie, senza mangiare e senza miagolare, così, stupefatto, sulla soglia dell’irreale.
se4, londra, terra angla, diario29 Aug 2008 4:06 pm

alieni?

La fine del mese di agosto porta sorprese in terra angla. Si va al locale brasileiro e ti danno un cubetto di ghiaccio luminoso per chiamare la cameriera. 
E se il tempo non è sempre clemente, basta guardare su in alto e quando meno te lo aspetti c’è uno sprazzo di sereno, uno scampolo di cielo azzurro, un arcobaleno da manuale. 
Guardando in alto, si può anche avvistare… un UFO! 
Ebbene sì, anche SE4 ha avuto i suoi incontri ravvicinati. 
Il 9 agosto qualcosa di sinistro si aggirava nei cieli neri a sud est di Londra.
Chi dice che fossero delle lanternine luminose, chi una birra di troppo, ma in tanti sono convinti che gli extraterrestri scorazzassero sopra i verdi sobborghi a sud del fiume. Ne ha parlato anche il giornale locale!
Guardando in basso, invece, più precisamente a terra, si possono incontrare altri generi di alieni. 
Era sui giornali angli, ma anche italiani, la notizia delle lumachine romane dal nome buffo, Papillifera Papillaris, quelle che da cento anni dimorano felici e indisturbate a Cliveden nel Buckinghamshire. Pare siano emigrate per nave, incollare ad una bella balaustra marmorea, proveniente dai giardini di Villa Borghese. E se si sono acclimatate le lumachine, perché non dovrei farlo io? 
 
La sorpresa più gradita è stato però l’arrivo in VESPA dell’amico-bloggatore Pacomino
(vedi: http://pacomino.blogspot.com/2008/08/preview.html), il quale, per passare un weekend a Londra, si è fatto tutta una tirata da Milano (con un’unica sosta al confine svizzero) e che, all’alba del sabato, è stato scortato dalla polizia di Lewisham, con navigatore satellitare e tutti gli onori, fino alla mia porta.  Ecco, non so se vi posso spiegare cosa abbia significato girare Londra by night in sella ad una Vespa, e veder gonfiare le gomme e mettere miscela al suddetto mezzo al benzinaio di SE4, ma da quando tutto questo è accaduto la città mi sembra più mia. 
 
vespa 
se4, londra27 Jun 2008 8:56 pm

greenhopes

L’estate in terra angla ha un certo fascino, non fa buio prima delle 22, si vive alla giornata e, soprattutto, al momento.

Ora c’è il sole e si va al parco, poi piove e si va al pub, là c’è un cinema sotto le stelle, qua un festival affondato nella fanghiglia.

E siccome il caldo non è torrido e l’acqua ogni tanto viene giù, il verde non manca e le suggestioni… nemmeno. 

 

1) The Lure of The East - Tate Britain (SW1P)

2) Victorian Tiles - The Honor Oak Pub (SE23)

3) Desperation - Mantle road (SE4)

4) Cat in South East London 

se4, londra, arte2 Feb 2008 8:11 pm

L’arte di arrangiarsi: in SE4 ci sono un sacco di creativi…

se4, londra, diario, mostre20 Jan 2008 12:58 am
tarkovsky
 
"Une sorte de lien ombilical relie le corps de la chose photographiée à mon regard: la lumière, quoique impalpable, est bien ici un milieu charnel, une peau que je partage avec celui ou celle qui a été photographié…"         
Roland Barthes, “La Chambre claire: Note sur la photographie”
 
Un inizio dell’anno che si prospetta denso di incombenze e doveri, a volte impegnativi e logoranti, reso ancor più ostico dalle intemperanze climatiche (pioggia, sole e poi ancora vapori acquei misti a vento), nonché dai cronici ritardi dei treni. Tra un impegno e l’altro, e il frenetico correre per le vie della città (le pagine dell’agendina nuova già solcate da numeri e nomi e orari), c’è anche il tempo per rifugiarsi nella quiete amniotica di una galleria, fermarsi un attimo a respirare colori e sensazioni, il tutto senza pagare un pound, che per una delle città più care d’Europa non guasta.
Primo incontro magico, martedì scorso, con le Polaroid scattate da Andrej Tarkovskij, tra Russia e Italia. Una fila di immagini trasfigurate dalla luce e dal ricordo in una delle gallerie della chiesa sconsacrata di St. Peter, in Vere Street. Trasfuse di un dolore sordo che si fa assenza, le inquadrature di paesaggi, architetture, natura e oggetti narrano momenti fugaci, nostalgie evanescenti già catturate sapientemente dal grande regista nei suoi film. Come ebbe a dire Tonino Guerra, le foto di Tarkovskij “ci lasciano con una sensazione poetica e misteriosa, la malinconia che si prova nel vedere le cose per l’ultima volta”. 
Tutt’altro feeling, invece, ieri pomeriggio, quando, per ammazzare un’ora di tempo tra un impegno e l’altro, mi sono persa nel paranormale della mostra “Seeing is Believing”, alla Photographers’ Gallery.
Doppio registro: da un lato le invenzioni di artisti contemporanei, che utilizzano la fotografia come mezzo per esplorare e catturare l’insolito e i fenomeni soprannaturali; dall’altro, le foto vintage tratte dall’archivio di Harry Price, celebre parapsicologo britannico, che – oltretutto – studiò e condusse esperimenti e sedute spiritiche proprio qui, in SE4.
Price fondò il National Laboratory of Psychical Research (attivo dal 1925 al 1939) e anche un Ghost Club. La mostra londinese presenta un’interessante raccolta documentaria e le immagini di celebri casi seguiti dal più famoso ghost investigator d’Inghilterra, tra cui la infestatissima Rettoria di Borley, il Crawley Poltergeist e vari medium, tra cui Helen Duncan. 
Mancavano, però, elementi relativi agli esperimenti di telegrafia spaziale tra SE14 e SE4, in Hatcham e in Saint Peter, nonché il celebre caso del fantasma della fanciulla Rosalie, con molta probabilità verificatosi a Brockley l’8 dicembre del 1937.
 
seeing 
Links:
 
se4, pubs, teatro19 Dec 2007 1:01 am
"Mrs Joe,’ said Uncle Pumblechook: a large hard-breathing middle-aged alow man, with a mouth like a fish, dull staring eyes, and sandy hair standing upright on his head, so that he looked as if he had just been all but choked, and had that moment come to; `I have brought you, as the compliments of the season  ‘I have brought you, Mum, a bottle of sherry wine and I have brought you, Mum, a bottle of port wine’. Every Christmas Day he presented himself, as a profound novelty, with exactly the same words, and carrying the two bottles like dumb-bells. Every Christmas Day, Mrs Joe replied, as she now replied, `Oh, Un - cle Pum - ble - chook! This IS kind!"

Charles Dickens - "Great Expextations" - Chapter 4

 
great expectations 
 
In Uk il mese dell’Avvento non è solo l’attesa del 25 dicembre, con gli addobbi natalizi, le luci e le corse agli acquisti, ma anche un tour de force, fatto di feste, cene, serate al pub, celebrazioni coronate da mince pies e mulled wine. In pratica ogni scusa è buona per riunirsi, soprattutto per bere, talvolta anche mangiare, prima che il Natale stesso porti ognuno a chiudersi nelle sue quattro mura, con i familiari e il tradizionale banchetto. Negli ultimi 10 giorni ci sono stati: il Xmas party ben riuscito dell’amico francese in quel di Forest Hill, la festicciola per i soci dell’Istituto Botanico, il Xmas dinner con gli ex colleghi, le mince pies al Learning Centre dove dò una mano, i drinks dell’agenzia e, domani sera, sarà la volta del famigerato Xmas party al lavoro: due ore di gozzovigli gratuiti, piani alti e bassi democraticamente mescolati al suono di un quartetto d’archi, camerieri in livrea e sorrisi avvinazzati…(non vedo l’ora!)… 

Stasera, invece, per salutarci tra amici nel quartiere, si è deciso di unire i drinks a qualcosa di culturale e ci siamo visti al The Brockley Jack, il pub più antico di SE4.

the brockley jack

Il Brockley Jack, il cui nome originario era "The Castle", esisteva già come locanda di campagna nel XVIII secolo, quando SE4 veniva citata nelle mappe londinesi semplicemente come arable land. Il nome attuale del pub risale al 1863, mentre l’aspetto architettonico si deve ad un rifacimento, avvenuto nel 1898.
Dietro al bar c’è un piccolo teatro, che occupa lo spazio utilizzato in precedenza come sala banchetti. Si tratta di un palcoscenico di dimensioni ridotte, ma funzionale, con luci, effetti sonori e poltrone rialzate. Un fringe theatre, i cui spettacoli spaziano dalla commedia al varietà, ai classici. Il futuro di questo teatro è al momento incerto, infatti il pub, con il nuovo anno, verrà ristrutturato e non si è capito bene se il management abbia intenzione di lasciare lo spazio sul retro così com’è, o spostare tutto ai piani superiori, ma a quel punto i costi ricadrebbero sulla piccola compagnia teatrale, che non è in grado di sostenerli.

Per tornare al presente, questa sera abbiamo assisitito ad una riuscitissima interpretazione, l’adattamento di Great Expectations di Dickens a cura di Hugh Leonard, recitato da una sintetica compagnia di validi attori, diretti da Kate Bannister.

La scenografia, ridotta al minimo, era flessibile e permetteva alla storia di svolgersi in una vivace varietà di luoghi e situazioni, arricchiti da effetti sonori e luci appropriate. La rappresentazione si avvaleva poi di un doppio registro, in cui Steven Alexander (Pip adulto) e la bravissima Bridget Collins (Pip ragazzino) interagivano a meraviglia sia come protagonisti che come voce narrante.

Lo spettacolo resterà in cartellone fino al 5 gennaio. 

Info:
Brockley Jack Theatre,
Box Office: 020 8291 6354, 
Website: www.brockleyjack.co.uk  

generale, se4, terra angla14 Dec 2007 10:27 pm

frosty morning
Foto: © "St. John’s Station" 13/12/2007

Jack Frost è un elfo che nella tradizione inglese rappresenta la personificazione del pungente clima invernale.
Lo si immagina come una creatura dotata di talento artistico, che durante la notte vola attraverso città e campagne a disegnare bellissimi motivi di ghiaccio sulle foglie, i fili d’erba e i vetri delle finestre.

Non si conosce con sicurezza l’etimologia del nome. Alcuni pensano derivi dal folklore nordico, infatti nelle leggende scandinave si menziona un personaggio di nome "Jokul" (ghiacciolo) "Frosti" (gelo). Jack Frost è, insomma, il Gelo, e la sua figura, strettamente associata all’inverno e al Natale, in epoca vittoriana valicò l’Atlantico, grazie ad un’illustrazione di Thomas Nast per Harper’s Weekly (1864), in cui l’elfo compariva circondato di ghiaccioli come simbolo dell’inverno in Central Park.

Thomas Nast - Jack Frost (1864)

In queste ultime fredde notti londinesi, Jack si è davvero sbizzarrito in magnifici arabeschi e finissimi gioielli di cristalli di ghiaccio.
E sì, d’accordo con voi che è solo una leggenda e che la brina è il semplice risultato di notti d’inverno, in cui il cielo terso e il calo delle temperature favoriscono il raffreddamento delle superfici…ma la magia, al mattino, è incontestabile.

frosty spiderweb
Foto: © "Ragnatela" 13/12/2007

se4, londra, pubs27 Mar 2007 12:04 am

Eh si, lo so…Ci ho messo una settimana per riprendermi!!! Haha! Per fortuna, dopo alcuni giorni di temperature rigidamente invernali e tempo pazzesco, il sole è tornato a splendere clemente anche a queste latitudini.
Il week end appena concluso mi ha visto poltrire con i giornali del sabato, raggiungere un accogliente, piccolo locale di Brixton Road per il party di una fotografa italiana, risvegliarmi la domenica con l’intenzione di vedere la mostra di Canaletto, rinunciare alla suddetta per biglietti sold out e approfittarne per una bella passeggiata alla scoperta di Dulwich Park, un vero gioiello di giardino tardo vittoriano, con tanto di ponticelli, laghetto e paperelle.

A suggello della bella passeggiata domenicale, inondata di sole, ha fatto seguito il tradizionale Sunday Roast con gli amici al The Montague Arms Pub.
Il locale in questione è una delle pietre miliari di quest’area. Visto da fuori è un edificio vetusto, scalcinato e poco invitante, con un cartello del quale ho sempre riso, che recita "Tourists Welcome!"
Beh, i tourists in questione farebbero bene a fermarcisi per una birra, l’interno del pub è una menagerie di chincaglierie e animali impagliati, non so se avete presente quei lugubri trofei di caccia che i bisnonni angli appendevano fieri in salotto: cervi, stambecchi, un coccodrillo volante e perfino una zebra, tutti con targhetta e data (ante 1925)! 

A questi capolavori di tassidermia, si aggiungono vari relitti di epoca vittoriana. Si spazia dalle pentole ai modellini di navi, dalla tazza di gabinetto in ceramica a fiori blu allo scheletro da old operating theatre, dalle suppellettili marinaresche a mezzi di trasporto vari, come una carrozza tipo Brougham e un Penny Farthing giallo. 
Tralasciando l’arredamento e concentrandosi sulla sostanza, posso dirvi che il Sunday Roast è ottimo, abbondante e di qualità, a prezzi competitivi. Si può scegliere tra pollo, manzo, agnello e maiale, tutti accompagnati da un generoso contorno di verdure. Per chi ama il pesce, ci sono la trota (intera) e gli scampi. E per i vegetariani, non sia mai, ben 3 opzioni diverse. Nel prezzo del Roast è incluso anche il dessert, strudel o un altro tipo di torta, e le porzioni sono soddisfacenti.
Parafrasando il commento entusiasta di uno degli avventori, The Montague is a very surreal drinking [and eating] experience, which makes you proud to live South of the River!

se48 Mar 2007 12:10 pm


Questo che vedete è un volantino, conservato al Museum of London, che avvertiva di una riunione del Women’s Social and Political Union (WSPU) nei locali adiacenti la chiesa presbiteriana di SE4, il 25 marzo 1909. 
Il WSPU, movimento fondato nel 1903 da Emmeline Pankhurst, intendeva sottolineare con questo meeting l’avvenuto rilascio dalla prigione di Holloway di Caroline Townsend, una suffragetta del quartiere.
Caroline era stata arrestata e imprigionata per un mese perché aveva preso parte ad una protesta in difesa dei diritti delle donne davanti alla House of Commons a Westminster. 
Le suffragette furono molto attive in SE4 e tra il 1907 e 1914, e utilizzarono regolarmente per i loro incontri anche l’ameno parchetto di Hilly Fields.
La maggior parte della stampa attaccava il movimento e considerava le manifestanti mad, bad and dangerous to know. Tuttavia, alcuni giornali, come il locale Lewisham Borough News, pur criticando gli estremismi e certe tattiche del WSPU, si dimostrarono più simpatetici nei confronti dei diritti delle donne al voto.

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Questa invece è la foto di un enorme e profumatissimo albero di mimosa che ho scovato in Drake Road, mentre approfittavo della bella giornata di sole per perlustrare in bicicletta le viuzze in fiore di SE4…

se4, diario1 Jan 2007 10:52 pm

New Year’s Eve:
Dopo una lauta cena a base di dry cured honey roast gammon contornato da purè di patate e porri e zucchine in umido, conclusasi con una bella selezione di dolcetti italici tra cui pan pepato, torrone morbido all’arancio e zelten, mi son recata col mio vestitino vintage al Royal George, pubbetto che porta il nome di un veliero affondato nel 1782.
Quivi ho passato un’oretta digestivo-riflessiva, allietata da musichette anni ‘70. 
Poi, la cesura tra vecchio e nuovo anno si è verificata tra le mura della casa vittoriana dove abitai per i miei primi 18 mesi in terra angla. Un ultimo gorgeous party per questa proprietà destinata ad essere venduta nel 2007. I soliti amici, qualche conoscenza, qualche faccia nuova, ottima musica, junk food (poco), bevande alcoliche (molte).

Il 2007 è arrivato sulle note di Blue Monday dei New Order e fin verso le due tutto è stato impeccabile…poi, trattandosi di festa angla, non c’erano più bicchieri puliti, decinaia di bottiglie giacevano svuotate, gli invitati erano più che ubriachi ed in mezzo a tante facce distorte, tutto d’un tratto, mi sono accorta che ero stanca di ballare e che non mi stavo divertendo più. Tornando a casa nella notte buia di SE4, senza fuochi d’artificio, ma con tanti usignoli che cantavano nel common vicino alla ferrovia, ho incrociato due tipe dal trucco scolato e vestite di quasi nulla, le quali, trascinandosi sui tacchi a spillo, con una cassa di birre appena vinte sotto il braccio, mi auguravano garrule Happy New Year.
Già…Peccato che la nota superstizione sostenga che il primo giorno dell’anno porti fortuna incontrare una persona di sesso opposto, meglio se un bambino…

Superstizioni a parte, Capodanno è sempre pregno di risoluzioni e buoni propositi, che poi non si sa se saranno mantenuti. Io avevo immaginato di approfittare della quiete di questa giornata per fare un bel giro in bici, ma le previsioni metereologiche erano tutte contro di me. Invece, c’è stata un’inspiegabile tregua, che mi ha permesso di attuare il mio piano. Spedalando allegramente nel quartiere ho raggiunto il parchetto in cima alla collina. C’erano solo altri astemi come me, famigliole con bambini, ciclisti, padroni di cani e qualche patito del jogging. E mi sono sentita davvero bene, così bene che ho scattato questa foto, che ora è lo sfondo ottimista del mio desktop.

Questo avveniva il 1° gennaio 2007 alle ore 13.30.
Alle 17.30 diluviava di nuovo.
18 ore più tardi restavo a casa in preda ad uno dei miei proverbiali attacchi di cervicalgia. 
32 ore dopo la luna piena splendeva nel cielo nero di gennaio, illuminando le strade vuote di SE4.

BUON 2007 a Tutti Voi.

by moya