blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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londra, credit crunch20 Sep 2009 10:04 am
Il credit crunch ha compiuto un anno. All’inizio ha attanagliato la città, con una cappa di ansia e previsioni catastrofiche. Adesso ci si naviga, un pò rassegnati, ma speranzosi, perché i giornali dicono che la crisi è rientrata. Sicuramente, nonostante i titoli ottimisti, la crisi è ancora tra noi e ha mietuto le sue vittime. Licenziamenti, si, ma non detti così a brutto muso. Qui si diventa "ridondanti", superflui. E arriva la lettera di redundancy, che a volte offre alternative, ma più spesso una somma di buona uscita e tante grazie. Alle file per i biglietti del cinema o delle mostre adesso non ci sono solo i disoccupati con il certificato del job centre, ma anche gli ex impiegati, con la letterina di licenziamento e un rossore imbarazzato sulle gote, a chiedere lo sconto perché "they’ve been made redundant". Moltissimi negozi hanno chiuso, la falce del credit crunch si è abbattuta qua e là senza distinzioni di area e di classe. Personalmente piango la boutique Koh Samui a Covent Garden. I prezzi erano sempre stati inarrivabili, anche senza la crisi, ma nelle vetrine c’erano dei vestiti bellissimi, fantasiosi, di taglio e qualità notevoli. Nel grigiore di tutti i giorni, passare là davanti e notare le nuove creazioni tirava su il mio animo femminile e narciso. L’ultimo vestito su cui ho sognato era di pizzo rosa perla, foggia anni ‘30. Uno di quei vestiti che ci si può andare a sposarsi o ad un garden party o ad un appuntamento galante, senza sentirsi esagerate. Mi piacevano anche le commesse, che la mattina presto si sedevano per terra davanti al negozio, vestite come modelle, bambole di porcellana con la sigaretta tra le labbra, ad aspettare qualcuno con le chiavi per iniziare un nuovo giorno di lavoro. Ma adesso le vetrine sono inesorabilmente vuote, la boutique si è trasferita su internet e chissà le modelle dove saranno andate. Il credit crunch ha non solo ristretto le finanze, ma anche le pagine dell’inserto del Guardian, quello sul lavoro. Mi ricordo che era sempre pieno di annunci, di tutti i generi e per tutte le esperienze. Adesso ti arrivano in omaggio due pagine striminzite, con pochissimi annunci ed estesi articoli su cosa fare quando si diventa "ridondanti". Eppure, come nei film neorealisti, l’arte di arrangiarsi prende il sopravvento. E’ di questi giorni l’inaugurazione del Brixton Pound, una valuta alternativa, utilizzabile solo in quel quartiere, che permetta ai residenti di spendere localmente, supportare le piccole imprese e ravvivare l’economia. Se l’esperimento si rivelerà efficace o se invece si ridurrà ad una versione adulta del Monopoli, lo sapremo solo fra qualche tempo.
londra, terra angla29 Aug 2009 10:43 am

Le mie recenti vicissitudini mi hanno portato lontano da questo blog, ma ora mi forniscono utili spunti per dei post di servizio.

Poniamo il caso che il vostro soggiorno londinese (o britannico) si estenda per più di qualche mese e la vostra situazione si evolva da semplice visitatore/turista a quello di immigrato/residente. Auguriamoci che la salute vi assista e che non vi capiti nulla di rilevante che non sia un mal di testa o un raffreddore dovuto al clima infausto. Ma la fortuna, si sa, è cieca e volubile. La cosa piu logica da fare è quella di iscriversi alla surgery (cioè all’ambulatorio) del vostro quartiere. Potete trovare gli indirizzi sul sito dell’NHS (il Servizio Sanitario Nazionale inglese). Una volta compilato il solito form e consegnata magari una provetta con le vostre preziose urine, sarete assegnati ad un GP (general practitioner – un equivalente del medico di famiglia) e vi sarà data una card col vostro numero NHS.
Il GP è colui (o colei) al quale vi rivolgerete in caso di bisogno. E’ il GP che vi prescrive farmaci o vi scrive la richiesta per una visita specialistica.
Se avete bisogno di vedere un medico as soon as possible, potete andare all’ambulatorio senza appuntamento, ma potreste essere visitati da un altro GP.
I GP hanno a disposizione 10 minuti a paziente e, per evitare sprechi, non sono cosi solleciti ad elargire medicinali o visite specialistiche se non in caso di vero bisogno (la visita con un consultant, cioè con lo specialista, puo’ richiedere fino a 13 settimane di attesa, a meno che il vostro caso non sia davvero urgente).
I GP potrebbero sorvolare su una congiuntivite, sorridere ad una banale richiesta di esami del sangue giusto a titolo preventivo, essere reticenti a prescrivervi dei medicinali se non siete proprio malatissimi.
Insomma, la mentalità qui è un po’ diversa dal continente.
Se non siete soddisfatti o volete vedere uno specialista a tutti i costi, vi conviene andare nel privato, che è generalmente accogliente ed efficiente. Ma, a quel punto, dovete avere una certa disponibilità economica o essere coperti da un’assicurazione.
Insomma, leggendo sui giornali qua e là, tra ritardi, infezioni da clostridium difficilis e varie eventuali, la sanità pubblica angla, a parte alcune aree felici, non sembrerebbe godere di una buona reputazione, ma i contributi per le spese sanitarie sono piu’ bassi nel Regno Unito che in Italia e poi ci sono polizze salute che richiedono una infima spesa mensile.

Per quanto concerne la scelta del GP, vi consiglio di dare un’occhiata ai siti web delle surgeries di zona (le trovate sul sito NHS). La visita virtuale vi offre la possibilità di conoscere il personale e i servizi a disposizione. Alcuni ambulatori vi permettono anche di prenotare la visita medica su internet, risparmiandovi tempo e attese telefoniche.
Il bello di una citta cosmopolita come Londra è che ci sono GP di tutte le nazionalità e culture, e questo rende il servizio all’utente in un certo senso agevolato. Fa piacere per chi magari viene da un continente lontano, poter parlare con un medico che parla la nostra lingua o condivide uno stesso orientamento religioso.
Per concludere questo primo excursus in materia medica, citerò una cosa che non manca mai in nessuna casa italica e che, pur vivendo altrove, non manca nella mia: il famigerato armadietto dei medicinali (nel mio caso, cassetto). Una simpatica collezione di cerotti, pomate varie, antidolorifici, antipiretici, gocce, sciroppi e compresse per raffreddori, garze e termometro, di cui i miei amici angli spesso ridacchiano divertiti (magari scambiando la ipeprevidenza italiota per eccentrica ipocondria), finendo poi per apprezzare il ritrovato last minute per quel doloretto muscolare o la puntura d’insetto…

generale, londra, cinema8 Mar 2009 11:12 pm

8 marzo

Birds Eye View è un’associazione volta a riconoscere e sostenere il lavoro di donne regista e sceneggiatrici a livello internazionale. Nel mondo del cinema, infatti, solo il 6% dei registi e il 12% degli sceneggiatori è donna. In questi giorni a Londra si svolge il Birds Eye View Festival, in cui non solo si presentano nuovi film e cortometraggi e si propongono dibattiti, ma c’è anche una retrospettiva sulle donne fatali, da Louise Brooks a Greta Garbo. Nella Giornata Internazionale della Donna, che in terra angla viene menzionata, ma non celebrata a suon di mimose, come si fa in Italia, mi sono recata all’Institute of Contemporary Arts, per vedere l’anteprima di un documentario, che sarà mostrato in tv a giugno, dal titolo "The Time of Their Lives". Nel film, le residenti più longeve del Mary Fielding Guild, una casa di riposo per anziani attivi, danno le loro opinioni su temi svariati, dal riscaldamento globale al terrorismo, dal declino dei media al significato della vita, della morte e dell’esistenza. Una di loro, Hetty Bower, socialista e pacifista, che a 103 anni cammina ogni giorno (una delle sue passioni è il trekking) e non ha mai mancato a nessuna delle manifestazioni contro la guerra in Iraq, era presente in sala e, al dibattito seguito alla proiezione del film, ha risposto con saggezza e ironia alle domande del pubblico, consigliando a tutte le donne di mantenere viva l’armonia e di perseguire la via della verità e della riconciliazione.
se4, diario3 Mar 2009 12:24 am
chat noir
Mi piace girovagare per le stradine secondarie, è una cosa che ho sempre fatto, anche quando ero in Italia.
Nelle strade sul retro ci passa meno gente, ma ci sono scorci interessanti, sorprese ad ogni angolo, la giusta solitudine per riflettere, al ritmo dei propri passi.
Poi può anche capitare che tra due cespugli di trifoglio, salti fuori un gatto nero.
Che non si muove, perché è dipinto a "trompe l’oeil".
Un gatto che imperturbabile resterà a spiare passanti, farsi abbaiare contro dai cani, sbiadire lievemente alle intemperie, senza mangiare e senza miagolare, così, stupefatto, sulla soglia dell’irreale.
londra11 Feb 2009 9:24 am

barbican 1

In seguito ai pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nel tessuto urbano londinese si erano venuti creando parecchi "buchi". Essendo impossibile ricostruire quello che c’era, ci si sbizzarrì nel creare nuovi edifici e complessi edilizi. Erano gli anni ‘50 e in architettura c’era tanta voglia di esperimentare. E sulla scia di Le Corbusier si espanse la voglia di costruire volumi plastici, ma "brutali".  Il nuovo stile detto "Brutalismo", con le superfici rudi di cemento armato ben in vista, prende piede a Londra - e in Gran Bretagna - tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70. Tanti esempi eccelsi, denigrati per molto tempo, e ora di nuovo apprezzati. La lista potrebbe essere lunga, ma al turista frettoloso che passeggia per Bankside non possono sfuggire il Royal National Theatre e la Hayward Gallery. A chi ha meno fretta e a chi, come me, abita in questa città, cemento armato e volumi plastici fanno pensare al Barbican.La costruzione, realizzata tra il 1965 e il 1976, comprende delle palazzine residenziali collegate tra loro da ponti e strade pedonali, raggruppate intorno ad un lago artificiale e a dei giardini e completate da un parcheggio sotterraneo. Del complesso brutalista fa parte anche il Barbican centre, un edificio di quattro livelli, con teatri, caffè, librerie, uno spazio espositivo, una biblioteca di arte e tre cinema. Mi piace andare al Barbican, specie di domenica, quando la zona sonnecchia e gli uffici sono chiusi. Mi piace sia d’estate, con i tavolini all’aperto e i fuochi d’artificio sulle terrazze, e mi piace d’inverno, quando diviene un comodo rifugio dal freddo e dalle intemperie. E’ bello prendere qualcosa in uno dei vari caffè, a seconda delle disponibilità economiche, e leggersi il nutrito programma di eventi, mi rilassa girovagare da un piano all’altro, curiosare, perdermi nelle mostre, ascoltare musica gratis. Musica contemporanea, di qualità. Anche pezzi significativi, come 4, 33" di John Cage.  Il cinema del Barbican poi, è un’esperienza da provare. Ci si perde tra corridoi e vetrate, camminando sopra una serra piena di piante esotiche e i passi risuonano sul pavimento di piastrelle anni ‘70. Poi, miracolosamente, ci si accomoda in una sala confortevole, non troppo grande, dove gustarsi film in prima visione, o meraviglie d’epoca, con l’accompagnamento al piano. E se si prenota online, costa meno.

 

londra, diario2 Feb 2009 9:34 pm

snow in SE London

Foto: © "Blythe Hill Fields"- 02/02/2009 

Aveva cominciato a nevicare nella serata di domenica, giusto una spolveratina. Era successo altre volte da quando sono qui, non c’era da preoccuparsi. Sono andata a dormire e ho dormito molto bene. Stamattina la neve continuava a cadere, c’erano ormai una ventina di centimetri. Caffettino, BBC, notizie sui trasporti. Che non c’erano. I bus ritirati dal servizio, la metro sospesa, i treni, anche. Gli aeroporti chiusi. Una metropoli si è fermata, così, semplicemente, e inspiegabilmente, per 20 centimetri di neve. Una coltre bianca, soffice, pulita, che ha travisato e reso tutto più bello. Una festa al parchetto dietro casa, di bambini e genitori, ragazzini e adulti, pupazzi di neve e cani. Gente che normalmente avrebbe badato ai fatti suoi, ma che la neve ha sorpreso e unito nello stesso gioco. Nel frattempo, scatta la polemica sul disservizio. Il sindaco si scusa dicendo che la neve è del tipo giusto, ma della quantità sbagliata, e si rimette al cielo, mentre gli economisti pronosticano che, se il 20% della popolazione è rimasto a casa, ci saranno perdite per almeno 900 milioni di sterline e ad essere più duramente colpiti saranno le aziende private e i piccoli esercizi commerciali. Secondo la Federation of Small Businesses almeno un quinto della forza lavoro in Gran Bretagna ha dovuto assentarsi dal lavoro. E io sono fra quelli. E domani? E’ un altro giorno…
generale, londra, mostre31 Jan 2009 6:16 pm

chinatown 2009

Foto: © "China Town"- 26/01/2009

Il capodanno cinese è una delle festività più importanti dell’estremo oriente, e segue il calendario lunare, in cui i mesi iniziano ad ogni novilunio. L’anno del Bue ( Chou) è iniziato da pochi giorni, ma i festeggiamenti si concentrano soprattutto in questo weekend. Come ogni anno, ci sarà una grande, coloratissima festa a Trafalgar Square, coronata da fuochi d’artificio a Leicester Square ed allietata da musiche e danze tradizionali, tra cui quella del leone, in giro per i vicoli di China Town. E, nei giorni a seguire, alcune iniziative in diversi luoghi di Londra, promuoveranno la cultura cinese, in previsione dell’Expo 2010 che si terrà a Shanghai.
Al British Museum, fino al 27 marzo, una piccola mostra esplorerà il significato votivo e rituale di bronzi e giade in prestito dal museo di Shanghai, mentre al Victoria and Albert Museum si ripercorrerà la storia delle Esposizioni Universali.
Il capodanno cinese si celebra anche al Museum of Docklands, l’8 febbraio, con arti marziali, acrobati, racconti, danze e degustazioni. Sempre al Museum of Docklands si terrà un festival di cinema, organizzato dal Centro di Cultura Cinese.
londra, musica, mostre, credit crunch17 Jan 2009 11:12 pm

bloomsbury

Numerosi eventi che ebbero luogo nel 1759 concorsero a stabilire Bloomsbury come uno dei piu’ importanti distretti culturali di Londra. In quell’anno, grazie al contributo del collezionista Sir Hans Sloane, il British Museum fu aperto al pubblico. Sempre nel 1759 moriva Georg Friedrich Handel, celebre compositore nonche’ cofondatore del Foundling Hospital.
In questi giorni, una mostra gratuita esplora la vita e i tempi dei residenti piu famosi di Bloomsbury, mediante immagini ed informazioni esaustive. La mostra, aperta fino al 24 gennaio, dalle 11 alle 16, è allestita negli spazi del fu Imago Mundi, uno degli storici negozi di Museum Street che hanno chiuso i battenti negli ultimi dodici mesi (tra essi ricordiamo quello di stampe e libri antichi di Michael Finney, la libreria di Anthony Roe and Deana Moore, il Fine Books Oriental e il pregevole Ulysses Bookshop, scomparso assieme al suo proprietario, il poeta e bibliofilo Peter Joliffe).
La mostra fa parte di una serie di iniziative organizzate tra gennaio e febbraio 2009 dalla Bloomsbury Association, assieme al St Georges Bloomsbury, alla Situation Opera e allo storico Ian Foster, con il supporto del British Museum e dell’University College.
Se la piccola esposizione vi ha affascinato,  basterà attraversare la strada per una visita gratuita al British Museum, dove, nella sala dedicata all’Illuminismo, alcune teche racchiudono oggetti curiosi collezionati da Sir Hans Sloane, tra cui un raccoglitore di esemplari naturali (semi, frutti, cotrtecce, radici e resine) e alcune calzature provenienti dall’oriente (India, Cina, Giappone e Turchia).
Avventurandosi poi verso Brunswick Square, per la modica somma di 5 sterline, potete concedervi una visita al Foundling Museum, dove non solo conoscerete la storia del Foundling Hospital, il primo orfanotrofio londinese, ma potrete anche visitare una mostra speciale dal titolo Handel the Philanthropist.
Handel era un benefattore del Foundling Hospital, dove era solito dare performances del Messia per raccogliere fondi  La mostra si concentra sulle attivita’ caritatevoli del compositore, fornendo anche dei paralleli tra la vita nel XVIII secolo e quella dei nostri giorni. Per finire, il 7 febbraio, nella chiesa di St George, progettata dall’architetto del barocco inglese Nicholas Hawksmoor, la Situation Opera condotta da Nick Newland, riprodurra’ la prima originale del Messia di Handel, cosi come fu presentata a Dublino nel 1742. Il concerto iniziera’ alle 5.30 e nelle 15 sterline di ingresso e’ compreso un piccolo rinfresco.
 
Imago Mundi
40a Museum Street, London WC1A 1LU

 

The British Museum
Great Russell Street, London WC1B 3DG

The Foundling Museum
40 Brunswick Square, London WC1N 1AZ
 
St George’s Bloomsbury
Bloomsbury Way, London WC1A 2HR

 

londra, cinema27 Oct 2008 8:38 am

moretti LFF

Metà ottobre, il cielo si fa scuro, cadono le foglie, si raccolgono castagne… ed è tempo del London Film Festival.
Un appuntamento a cui non manco mai, da quando sono venuta a vivere qui. Un programma nutritissimo, con proposte da tutto il mondo, il gusto di vedere una pellicola in anteprima, spesso e volentieri accompagnata da un dibattito in sala, alla presenza degli attori o dei registi, quell’atmosfera vibrante, fatta di transenne, tappeti rossi, fotografi e security, che non si respira normalmente quando si va al cinema.Ogni anno sfoglio il catalogo con largo anticipo e mi procuro i biglietti per tre o quattro film (è difficile scegliere tra decine e decine di pellicole), sperando nel mio sesto senso e gusto personale. Quest’anno mi sono fatta un week-end full immersion, con i film di Davies, Grimaldi e Honoré. Il film documentario di Terence Davies sulla sua Liverpool è estremamente poetico e affascinante, non so se verrà mai distribuito in Italia, ma vale la pena vederlo e ascoltarne il commento, per quel modo unico e originale di mescolare memorie personali a storie di tutti i giorni, sulle note di musiche intense. Il regista stesso è un personaggio, credo di aver assistito al Q&A più strambo e gradevole degli ultimi anni. Proiezione in sordina per il film di Christophe Honoré, senza presentazioni nè commenti. La gioventù parigina è protagonista di questa storia, che è una rivisitazione in chiave moderna di un classico della letteratura francese, "La princesse de Clèves" di Madame de La Fayette. A seguire, proiezione di Caos Calmo, con Grimaldi e Moretti in sala, pronti a rispondere con ironia alle domande del pubblico. Il film sembra essere stato accolto favorevolmente, bisognerà vedere l’affluenza quando uscirà nelle sale inglesi. La bella novità di quest’anno è stata però la proiezione all’aperto, totalmente gratuita, di alcune chicche del cinema muto, con l’accompagnamento al piano di Neal Brand. London Loves è il titolo della rassegna, che ha celebrato la città e la sua popolazione presentando nella prima serata "High Treason" (1929), un ritratto futuristico di Londra, e il giorno seguente alcuni cortometraggi d’archivio su una città che ha cambiato volto, ma non la sua anima. 
trafalgar LFF 
Credits:
"Of Time and The City" di Terence Davies (http://uk.youtube.com/watch?v=X1kmDMJyR4A)
"La Belle Personne" di Christophe Honoré (http://uk.youtube.com/watch?v=c8eV_wAKgUI)
"Caos Calmo" di Antonello Grimaldi (http://uk.youtube.com/watch?v=6ZnfiKcOPgI
londra, diario, musica18 Sep 2008 7:23 am

killing moon

La parentesi romana si è conclusa… anche l’estate. Qui in terra angla si respira l’odore dell’autunno e fa anche un pò freddino. E il sole è un optional. Si parlava ieri delle strane sensazioni a fior di pelle, una vacanza come tante che l’hanno preceduta, da cui non ci si aspettava nulla o quasi, e che però ci ha cambiato. Possono essere stati paesaggi montani di purezza sorprendente o uno scenario barocco da riscoprire, semplicemente, camminandoci dentro; la rivelazione è avvenuta in sordina, come la goccia che scava la roccia, attraverso il ritmo lento dei passi, la gamma di colori dimenticati, il sole che accarezza la pelle e il viaggio nella solitudine che si fa presenza, di noi stessi. E poi si torna a Londra, alla vita frenetica, al clima incerto da recessione, ai pendolari che corrono senza posa tra lavori che saltano, alla quotidianità stravolta, fatta di facce e ritmi che dovrebbero essere gli stessi di dieci giorni fa, ma in fondo al cuore sai che non è così. E, tuttavia, la sola cosa da fare è tuffarsi in questo mondo asincrono, coglierne le opportunità cercando di non farsi prendere da quella frenesia malata, anche se è un proposito destinato al fallimento. 
L’unica cosa che conta è restare fedeli a se stessi, pur nei cambiamenti e nelle evoluzioni.
Così mi sono ritrovata a filosofeggiare, tra una pausa e l’altra del concerto dei Bunnymen alla Royal Albert Hall. Sul tempo che passa, sui prodotti musicali che oggi si divorano in un nanosecondo, mentre ieri un album durava si e no 45 minuti e lo ascoltavi attentamente, lo metabolizzavi consumandone i solchi. Ho visto scorrere bellissime immagini in bianco e nero di una gioventù piena di promesse, e sul palco quello che rimane di un ventennio di tempeste e battaglie. 
Sarà che io i concerti rock seduta in piccionaia proprio non riesco a concepirli… però so che se fossi stata sotto al palco, testimone del decadimento della gioventù di cui sopra, mi sarei sentita peggio. 
"Evergreen…"
 
 bunnymen
by moya