blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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londra, cinema27 Oct 2008 8:38 am

moretti LFF

Metà ottobre, il cielo si fa scuro, cadono le foglie, si raccolgono castagne… ed è tempo del London Film Festival.
Un appuntamento a cui non manco mai, da quando sono venuta a vivere qui. Un programma nutritissimo, con proposte da tutto il mondo, il gusto di vedere una pellicola in anteprima, spesso e volentieri accompagnata da un dibattito in sala, alla presenza degli attori o dei registi, quell’atmosfera vibrante, fatta di transenne, tappeti rossi, fotografi e security, che non si respira normalmente quando si va al cinema.Ogni anno sfoglio il catalogo con largo anticipo e mi procuro i biglietti per tre o quattro film (è difficile scegliere tra decine e decine di pellicole), sperando nel mio sesto senso e gusto personale. Quest’anno mi sono fatta un week-end full immersion, con i film di Davies, Grimaldi e Honoré. Il film documentario di Terence Davies sulla sua Liverpool è estremamente poetico e affascinante, non so se verrà mai distribuito in Italia, ma vale la pena vederlo e ascoltarne il commento, per quel modo unico e originale di mescolare memorie personali a storie di tutti i giorni, sulle note di musiche intense. Il regista stesso è un personaggio, credo di aver assistito al Q&A più strambo e gradevole degli ultimi anni. Proiezione in sordina per il film di Christophe Honoré, senza presentazioni nè commenti. La gioventù parigina è protagonista di questa storia, che è una rivisitazione in chiave moderna di un classico della letteratura francese, "La princesse de Clèves" di Madame de La Fayette. A seguire, proiezione di Caos Calmo, con Grimaldi e Moretti in sala, pronti a rispondere con ironia alle domande del pubblico. Il film sembra essere stato accolto favorevolmente, bisognerà vedere l’affluenza quando uscirà nelle sale inglesi. La bella novità di quest’anno è stata però la proiezione all’aperto, totalmente gratuita, di alcune chicche del cinema muto, con l’accompagnamento al piano di Neal Brand. London Loves è il titolo della rassegna, che ha celebrato la città e la sua popolazione presentando nella prima serata "High Treason" (1929), un ritratto futuristico di Londra, e il giorno seguente alcuni cortometraggi d’archivio su una città che ha cambiato volto, ma non la sua anima. 
trafalgar LFF 
Credits:
"Of Time and The City" di Terence Davies (http://uk.youtube.com/watch?v=X1kmDMJyR4A)
"La Belle Personne" di Christophe Honoré (http://uk.youtube.com/watch?v=c8eV_wAKgUI)
"Caos Calmo" di Antonello Grimaldi (http://uk.youtube.com/watch?v=6ZnfiKcOPgI
generale, diario8 Oct 2008 8:18 am

quelo

© Corrado Guzzanti aka Quèlo - "Pippo Chennedy Show" - 1997 

Un pallido sole d’autunno fa capolino tra le nubi, la quiete fresca e silenziosa di SE4 nulla fa presagire del clima pesante che si respira in città. E non parlo dello smog e del rumore e dello sciame di persone che invade strade e metropolitane, ma di una cappa forse più pesante, perchè presente e allo stesso tempo invisibile: quella dell’incertezza. Da cinque anni a questa parte ho vissuto in una bolla, testimone di un mondo fatto di impiegati di large investment banks, con gli open space al trentesimo piano, gli orari impossibili, la cnn in ascensore, la larga disponibilità economica, i viaggi oltreoceano, gli abiti firmati, e le sbornie da smaltire sul treno a mezzanotte. Per cinque anni una casa di proprietà (a prezzi irragionevoli), una bella macchina e il conservatory da mettere in giardino sembravano essere la massima realizzazione a cui un essere umano potesse aspirare, ho visto gente indebitarsi e danzare allegramente sull’orlo del baratro. E adesso, è ufficiale, la Gran Bretagna è in RECESSIONE. Si può perdere il lavoro, la casa, i soldi investiti in fondi e azioni, la bella macchina, l’agiatezza di ieri. E’ una crisi nazionale, ma anche globale. Titoloni e cifre sulle prime pagine dei giornali, facce ancor meno sorridenti la mattina per andare al lavoro, siamo diventati tutti economisti dell’ultima ora e si discute sui possibili scenari davanti ad un tè o alla Cornucopia di teschi colorati di Damien Hirst. E mi viene in mente il bel saggio di Erich Fromm, "Avere o Essere?", in cui l’autore osserva come la libertà dell’individuo sia pesantemente affetta non solo dall’io, ma soprattutto dai possessi, e come la creatività umana e l’autorealizzazione passino necessariamente attraverso la rinuncia alle cose, al potere, alle attività alienate, alla snervante ricerca della perfezione personale. 
terra angla, diario, credit crunch2 Oct 2008 11:28 am

autumn

Foto: © "Beckenham Hill" 30/09/2008
 
E’ ufficialmente iniziato l’autunno in terra angla, non che l’estate quest’anno si sia fatta notare, ma quando le foglie cambiano colore, a terra cadono i ricci d’ippocastano e tante bacche rosse punteggiano i cespugli all’angolo delle viuzze di SE4, mi sento dentro una felicità strana. Ci sono nuove mostre da vedere, il festival di cinema, quello di musica antica, i propositi da mettere in pratica, avvolti in un golf di lana, le passeggiate nel parco con il sole che scalda appena, quel cappellino con la piuma che aspetta nell’armadio, le lezioni di tango nella sala anni trenta, con il parquet rovinato e i ballerini impacciati. Ma anche i primi raffreddori, la dichiarazione delle tasse con i moduli astrusi che non so come riempire, il bisogno di una stampante nuova e su tutto l’atmosfera tesa di settimane di crolli in borsa e la minaccia della recessione e questo credit crunch, che è sulle bocche di tutti, come un venefico snack.
 

I singhiozzi lunghi dei violini d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore monotono.
Ansimante e smorto,
quando l’ora rintocca,
io mi ricordo dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado nel vento ostile 
che mi trascina di qua e di là 
come la foglia morta.  

by moya