tutti a casa

65 anni fa l’armistizio segnava un momento drammatico, tragico. Un paese diviso, tra due fuochi, e tanti militari allo sbando, senza ordini nè disposizioni, solo stanchezza e la voglia di tornare a casa. E’ bello tornare, riscoprire suoni e aromi dimenticati, le crepe nei muracci, i gatti sornioni acciambellati nei vicoli, le turiste col cappello di paglia e la pelle arrossata, le fontane barocche, i trionfi romani e il fiume, immutabile e lento. Poi c’è anche un’umanità gesticolante, con la battutaccia un pò cattivella sempre in punta di lingua, e quella voglia un pò comare di mettersi a fare due chiacchiere, per far passare il tempo e lamentarsi di questo e di quello. Tornare a Roma dal grigiore frenetico e piovoso della terra angla significa permettersi una tregua dell’anima, un rifugio statico di luci e colori, che ti parlano un linguaggio antico, che ti scorrono dentro come un latte materno, raccontandoti aneddoti e vecchi stornelli, in quel vernacolo che solo tu puoi capire.