blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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londra, diario25 Mar 2008 9:55 pm
east08
Mi lascio alle spalle una Pasqua speciale e anche un pò surreale. 
Non sono andata in vacanza (al contrario, ho lavorato), non ho consumato colombe, pastiere e affini, non ho fatto gitarelle fuori porta, tuttavia le sorprese non sono mancate.
Come recarsi alla Tate Modern, di prima mattina, con il sole e il vento tagliente, per seguire ancora le crepe infinite sul pavimento della Turbine Hall e intraprendere un viaggio giocoso tra provocazioni dadaiste, rayografie e macchine inutili. E poi perdersi nelle vie ignote, tra Victoria e Westminster, tra un pub con la musica jazz e la grandine che viene giù, a sorprendere amanti senza ombrello e turisti sprovveduti. E dopo notti insonni, contemplare vetrine vuote, allestimenti bizzarri, che nessuno si ferma a guardare, o camminare felici sotto la neve che fiocca inaspettata di mattina, ristorandosi un pò al pallido sole del pomeriggio, mentre Italiani e Spagnoli gesticolano nei caffè.
L’ultimo album degli Editors, così bello e triste, che sa di cose perdute o che si perderanno, di rivelazioni ovvie e fragili, fa da colonna sonora alle mie peregrinazioni londinesi, accompagna la mia anima che, senza conoscere la destinazione, ma solo il viaggio, si rinnova tra vecchi e nuovi scenari, come quel pub poetico e nascosto in Windmill Walk, con le foto di Oscar Wilde e le conversazioni serie, i percorsi labirintini alla National Gallery, gli sguardi effimeri dei passanti o i giardini di Bloomsbury sferzati dalla pioggia e dal silenzio.
londra, diario17 Mar 2008 12:46 am
bottle shop
 
Un weekend piovoso per riordinare le idee.
Farsela a piedi da SE4 a SE10, passando per Deptford, le strade assonnate ed umide, il cielo grigio e pesante, il mercatino di Greenwich con i mobili anni ‘50, i dischi, il chioschetto dei panini e la bancarella con i vestiti darkettoni. E poi, perdersi nel mio negozio preferito, un archivio del tempo, tra bottiglie, scatole di latta e recipienti di ceramica.
La solitudine del parco fuori dalle finestre di un caffè insolitamente vuoto mi aiuta a mettere nero su bianco i pensieri che si affastellano nella mia mente. Fantasmi di un passato recente e di un futuro che, spero, possa diventare il mio presente. Riscrivo la mia vita, ma riparto da SE4. Il viaggio è metafisico. Stabilisco nuove regole, inauguro nuove abitudini. Amo il fiume, le gocce di pioggia, il volo dei gabbiani, i salici piangenti piegati sull’acqua, i tetti aguzzi delle case, l’odore di fish&chips.
Ormai la mia vita scorre qui.
 
cafe 
 
Credits:
The Old Bottle Shop, Unit 7, The Village Market, 17-18 Stockwell St., Greenwich.
Cow & Coffee Bean, Queen Mary’s Gate, Greenwich Park.
 
generale, diario8 Mar 2008 4:50 pm
wallpaper
Più vivo e meno scrivo, e mi dispiace un pò trascurare questo spazio. Ho delle giornate molto piene, sto vivendo una sorta di rivoluzione, una cesura tra ancien régime e quello che verrà.
Parte di questa rivoluzione è la nuova ricerca di una casa, che, ho fermamente deciso, sarà in SE4, perché amo questi luoghi. Lasciare la vecchia dimora mi dispiacerà un pò, ma cercarne un’altra è una sorta di avventura, con episodi più o meno frustranti e divertenti lungo il percorso. Al momento mi sembra che il mondo degli affitti sia monopolizzato da vegetariani intolleranti, e, francamente, pur avendo una dieta salutista e condividendo certi concetti, mi piace ancora (mea culpa) affondare occasionalmente la forchetta in un petto di pollo o mangiare pesce e patatine o farmi un panino col salame o col formaggio. Ma sono fiduciosa, qualcosa salterà fuori. Nel frattempo, le mie teorie si sono rivelate giuste. Sono appassionata di architettura e vita sociale vittoriana e avevo sempre intuito che la cucina della casa in cui ancora vivo fosse in realtà la camera della governante. Giorni fa abbiamo avuto un guasto alla lavatrice e spostare l’ingombro per controllarne eventuali difetti ha portato ad un’affascinante scoperta.
Sul muro restava un lacerto di carta da parati centenaria, con dei fiori delicati. Guardavo nel buco, con la pila in mano e sorridevo, come Amelie Poulain quando scopre che il tecnico delle photomaton non è un fantasma. Andrò via da qui, ma il mistero è finalmente svelato.
by moya