blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




...blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra

generale31 Dec 2007 7:15 pm

2008

generale, londra23 Dec 2007 9:48 pm

Ecco un assaggio delle luci natalizie tradizionali e controcorrente che potreste ammirare a Londra, se passeggiaste da TrafalgarSquare a South Bank, attraversando il fiume. Ammirereste la tradizionale cartolina natalizia della celebre piazza, con l’albero di natale norvegese e l’imperturbabile Nelson, vi meravigliereste delle insolite installazioni luminose d’artista, firmate da Anya Galliaccio e David Batchelor per il Southbank Centre, e costituite da oggetti d’uso comune o bottiglie e rifiuti riciclati, per terminare con la Ruota illuminata di blu e la giostrina vittoriana, con le musiche dei muppets e i cavallini di legno.

 

Auguri.

 luci di natale

diario 3:28 pm

nebbiaderka

Come in un terribile déjà vu, la nebbia è tornata, bella e spietata, e vi scrivo con un pò di desperation. Il mio volo delle 19.05 era previsto per le 23.30… Arrivata all’aeroporto ho trovato l’INFERNO! Il volo era stato cancellato (assieme a molti altri) e c’erano file chilometriche e inutili al ticket desk. L’opzione era restare nella terra di nessuno rischiando di farci nottata e di non partire più o avvalersi dei mezzi della tecnica per prenotare un posto. Dall’Internet Point, che mi si è mangiato svariati pounds, non è stato possibile, ma almeno ho scoperto che non c’erano posti fino al 26, nemmeno in prima classe, nemmeno su altri voli da altri aeroporti. Triste e sconsolata, mi sono rifatta il viaggio all’indietro verso casa e via telefono/internet in combinazione, sono riuscita a ottenere un posto su un volo di Santo Stefano. Devo però ritelefonare per conferma, non si sa mai, non mi fido.

Natale in SE4, dunque, da passare nel quartierino assieme agli amici, facendo buon viso a cattivo gioco. Sarà sicuramente un’esperienza e, chissà, molto probabilmente, il primo di una imprecisata serie di natali in terra angla, perché, a questo punto, ne ho piene le balle di stressarmi ulteriormente e restare a terra. 

                                                                                     Bah humbug

se4, pubs, teatro19 Dec 2007 1:01 am
"Mrs Joe,’ said Uncle Pumblechook: a large hard-breathing middle-aged alow man, with a mouth like a fish, dull staring eyes, and sandy hair standing upright on his head, so that he looked as if he had just been all but choked, and had that moment come to; `I have brought you, as the compliments of the season  ‘I have brought you, Mum, a bottle of sherry wine and I have brought you, Mum, a bottle of port wine’. Every Christmas Day he presented himself, as a profound novelty, with exactly the same words, and carrying the two bottles like dumb-bells. Every Christmas Day, Mrs Joe replied, as she now replied, `Oh, Un - cle Pum - ble - chook! This IS kind!"

Charles Dickens - "Great Expextations" - Chapter 4

 
great expectations 
 
In Uk il mese dell’Avvento non è solo l’attesa del 25 dicembre, con gli addobbi natalizi, le luci e le corse agli acquisti, ma anche un tour de force, fatto di feste, cene, serate al pub, celebrazioni coronate da mince pies e mulled wine. In pratica ogni scusa è buona per riunirsi, soprattutto per bere, talvolta anche mangiare, prima che il Natale stesso porti ognuno a chiudersi nelle sue quattro mura, con i familiari e il tradizionale banchetto. Negli ultimi 10 giorni ci sono stati: il Xmas party ben riuscito dell’amico francese in quel di Forest Hill, la festicciola per i soci dell’Istituto Botanico, il Xmas dinner con gli ex colleghi, le mince pies al Learning Centre dove dò una mano, i drinks dell’agenzia e, domani sera, sarà la volta del famigerato Xmas party al lavoro: due ore di gozzovigli gratuiti, piani alti e bassi democraticamente mescolati al suono di un quartetto d’archi, camerieri in livrea e sorrisi avvinazzati…(non vedo l’ora!)… 

Stasera, invece, per salutarci tra amici nel quartiere, si è deciso di unire i drinks a qualcosa di culturale e ci siamo visti al The Brockley Jack, il pub più antico di SE4.

the brockley jack

Il Brockley Jack, il cui nome originario era "The Castle", esisteva già come locanda di campagna nel XVIII secolo, quando SE4 veniva citata nelle mappe londinesi semplicemente come arable land. Il nome attuale del pub risale al 1863, mentre l’aspetto architettonico si deve ad un rifacimento, avvenuto nel 1898.
Dietro al bar c’è un piccolo teatro, che occupa lo spazio utilizzato in precedenza come sala banchetti. Si tratta di un palcoscenico di dimensioni ridotte, ma funzionale, con luci, effetti sonori e poltrone rialzate. Un fringe theatre, i cui spettacoli spaziano dalla commedia al varietà, ai classici. Il futuro di questo teatro è al momento incerto, infatti il pub, con il nuovo anno, verrà ristrutturato e non si è capito bene se il management abbia intenzione di lasciare lo spazio sul retro così com’è, o spostare tutto ai piani superiori, ma a quel punto i costi ricadrebbero sulla piccola compagnia teatrale, che non è in grado di sostenerli.

Per tornare al presente, questa sera abbiamo assisitito ad una riuscitissima interpretazione, l’adattamento di Great Expectations di Dickens a cura di Hugh Leonard, recitato da una sintetica compagnia di validi attori, diretti da Kate Bannister.

La scenografia, ridotta al minimo, era flessibile e permetteva alla storia di svolgersi in una vivace varietà di luoghi e situazioni, arricchiti da effetti sonori e luci appropriate. La rappresentazione si avvaleva poi di un doppio registro, in cui Steven Alexander (Pip adulto) e la bravissima Bridget Collins (Pip ragazzino) interagivano a meraviglia sia come protagonisti che come voce narrante.

Lo spettacolo resterà in cartellone fino al 5 gennaio. 

Info:
Brockley Jack Theatre,
Box Office: 020 8291 6354, 
Website: www.brockleyjack.co.uk  

generale, londra16 Dec 2007 11:05 pm
Il Savoy è uno degli hotel a cinque stelle più celebri al mondo.
Da quando ha aperto i battenti, nel lontano 1889, ha ospitato personaggi illustri, della politica, dell’arte e dello spettacolo, da Oscar Wilde a Claude Monet, da Humphrey Bogart a Marilyn Monroe, da Enrico Caruso ai Beatles,  a Winston Churchill, solo per citarne alcuni.
Il primo direttore dell’albergo fu quel César Ritz, che avrebbe poi fondato l’omonima hotel in Piccadilly. Tra i cuochi che ebbero l’onore e il piacere di lavorare al Savoy , basta citare il celeberrimo Auguste Escoffier, che qui diede vita al dessert Peach Melba. 
Sinonimo di lusso e stile, il Savoy conserva un certo fascino fin de siècle mescolato abilmente al rifacimento, più famoso, Art Deco, percepibile nella facciata che si affaccia sullo Strand.
Ora l’albergo chiuderà i battenti per ristrutturazione e ben 3000 pezzi di arredamento andranno all’asta nei prossimi giorni (inclusi 200 letti completi di lenzuola e materassi!).
Si tratta di lotti provenienti dalle camere e suites, ma anche da lobbies, foyers e locali al pian terreno. Tutti di pregiata qualità, alcuni d’epoca, come i divisori intarsiati, i tavolini e le lampade anni Trenta,  gli orologi da mensola primi Novecento, le librerie eduardiane, i vassoi in silverplate, il pianoforte a coda del ristorante, un comò Giorgio III e la grande fioriera all’ingresso dell’hotel, stimata tra 400 e le 600 sterline.
specchiera art deco
I lotti non verrano messi in vendita singolarmente, ciò significa che si potranno acquistare, ad esempio, 2 tavolini Art Deco,  3 orologi del nonno, 10 lampade da tavolo, 30 vassoi e così via. 

Oggi il Savoy apriva i battenti al solo pubblico munito di catalogo per una preview degli oggetti.
Io e la Chiarulli, librone alla mano, non ci siamo lasciate sfuggire l’occasione. 
Un’enfilade di camere, di stili e di design, da capogiro. Corridoi infiniti alla Shining e suites enormi, esagerate. I bagni con il bidet (!) che ci si poteva organizzare pure un party, le camere da letto da film dei telefoni bianchi, le plafoniere di alabastro e le cabine armadio sconfinate. Ma, soprattutto, dei panorami mozzafiato sul Tamigi, che, una tantum, erano GRATIS!
a room with a view
Prima di lasciare il Savoy, con i comodi divani e il pianista marpione giù nella hall del ristorante, abbiamo incontrato Kaspar, il gatto scaramantico dell’hotel.
Il felino venne realizzato nel 1926 dal designer Basil Ionides per aggiungere un ospite discreto alle infauste tavole in cui ci fossero solo 13 commensali.
Sembra che il gatto sia trattato proprio come un ospite vero, gli si piazzano davanti le vivande e gli si annoda un tovagliolo al collo.
Winston Churchill fu così entusiasta di Kaspar da volerlo presente non solo a tavola, ma a tutti gli incontri del "The Other Club", e difatti, dal 1927 ad oggi, il micio non ha perso un meeting!

kaspar 

Foto: © Chiarulli’s mobile

Per approfondimenti:

generale, se4, terra angla14 Dec 2007 10:27 pm

frosty morning
Foto: © "St. John’s Station" 13/12/2007

Jack Frost è un elfo che nella tradizione inglese rappresenta la personificazione del pungente clima invernale.
Lo si immagina come una creatura dotata di talento artistico, che durante la notte vola attraverso città e campagne a disegnare bellissimi motivi di ghiaccio sulle foglie, i fili d’erba e i vetri delle finestre.

Non si conosce con sicurezza l’etimologia del nome. Alcuni pensano derivi dal folklore nordico, infatti nelle leggende scandinave si menziona un personaggio di nome "Jokul" (ghiacciolo) "Frosti" (gelo). Jack Frost è, insomma, il Gelo, e la sua figura, strettamente associata all’inverno e al Natale, in epoca vittoriana valicò l’Atlantico, grazie ad un’illustrazione di Thomas Nast per Harper’s Weekly (1864), in cui l’elfo compariva circondato di ghiaccioli come simbolo dell’inverno in Central Park.

Thomas Nast - Jack Frost (1864)

In queste ultime fredde notti londinesi, Jack si è davvero sbizzarrito in magnifici arabeschi e finissimi gioielli di cristalli di ghiaccio.
E sì, d’accordo con voi che è solo una leggenda e che la brina è il semplice risultato di notti d’inverno, in cui il cielo terso e il calo delle temperature favoriscono il raffreddamento delle superfici…ma la magia, al mattino, è incontestabile.

frosty spiderweb
Foto: © "Ragnatela" 13/12/2007

londra, cinema, musica12 Dec 2007 6:34 pm

Volano le renne di Babbo Natale, la stella cometa, la Befana, gli angioletti, il folletto Jack Frost, che stanotte ci ha lasciato un bel po’ di brina… ma ieri, tra le colonne della Battersea Power Station volava qualcos’altro…

Battersea non è solo un esempio di architettura industriale, ma un simbolo.
La più grande centrale elettrica del Paese, fu costruita a sud del fiume negli anni Trenta e la sua massiccia struttura in ferro e mattoni, corollata da quattro imponenti ciminiere, a forma di colonne bianche, racchiudeva una potentissima turbina a vapore. Abbandonata e negletta dalla fine degli anni Settanta, Battersea è oggi un’affascinante rovina, dal futuro incerto. Se non è stata demolita come tanti altri edifici, lo si deve anche al fatto che la sue linee moderniste, da cattedrale dell’industria, oltre ad interessare gli studiosi di architettura, da tempo attraggono gli appassionati del rock. E’ proprio Battersea Power Station l’edificio immortalato dai Pink Floyd, nel 1977, come immagine di copertina dell’album "Animals".
Nella suddetta cover, tra le bianche ciminiere, si librava un maiale gonfiabile. 

animals

Durante la sessione fotografica per la realizzazione dell’album, si verificò anche un incidente: il suino pneumatico ruppe il cavo che lo teneva ancorato a terra e si librò nel cielo, fino ad interferire con le rotte aeree per Heatrow e creare il caos!
Da un trentennio Battersea è i Pink Floyd. Qualunque turista utilizzi un treno che passa per Victoria (come il Gatwick Express) non può ignorare le grandiose vestigia di questo edificio e, se vagamente appassionato di rock-progressive, far riferimento al binomio.
Tuttavia ieri, chi passava di là, avrà pensato anche ad un’allucinazione o ad un déjà vu. Infatti, c’era davvero un maiale gonfiabile tra le ciminiere della centrale, proprio come su quella copertina di tanti anni fa. Ma non era un maiale qualsiasi: era Spiderpig, il pork addomesticato, protagonista dell’ultimo film dei Simpsons.

spiderpig

Per l’uscita del DVD, la Fox ha pensato bene di ispirarsi ai Pink Floyd e liberare nel cielo un gigantesco Spiderpig gonfiabile, che ha gongolato nell’aria fredda londinese per tutta la giornata, guardato a vista da un addetto del Special Air Service Regiment, pronto a sparare e abbattere il pupazzo svolazzante, in caso di fuga.

battersea spiderpig 

generale, diario9 Dec 2007 12:45 am

coram cafe

Oggi pomeriggio, nel caffè vuoto che sembrava un salotto, con l’orologio antico, le luci alle finestre e fuori il buio da paese nordico, si parlava del più e del meno, di arte e di vita, ma anche di cose futili, come le chiavi di ricerca del blog. E’ incredibile scoprire quali strade inattese portino i naviganti alle nostre pagine, cercando, a volte, parole che non abbiamo mai considerato o frasi che non abbiamo mai scritto. Ecco una sintetica lista di quelle che ho trovato per SE4 nei mesi di novembre e dicembre 2007:

animali: tour della lumachina, cripta del canarino, coniglio gigante
esperti: fuliggine sulla schefflera, gaslight di dickinson t., incidente marc almond, que significa vicar in a tutu 
idee vaghe: la canzone che fa: e guardo il mondo da un oblò, quadri di jaques revoir
imprecisioni: londra guerrieri di pietra, la casa dei suicidi a londra indirizzo, museum figure cerume
internazionali: los simpsons, die simpsons
manualistica: come si veste una mamma alla laurea della figlia, frasi di augurio ad un cinquantenne
mispelled:storia pullman duble dacker, en y soi qui mal y pens, da napoli arrivo aeroporto stend street
natale: jingle bells in italiano preso dagli inglesi, come gli inglesi chiamano il presepe
occasioni: pizze da pittore francese vendita, riciclo chewing gum, occasioni di pappagalli parlanti in vendita
e come sempre…: chlamydia gola, dalì nudo, uomo nudo
londra, ricette4 Dec 2007 11:56 pm
Proseguono con gusto e passione le mie visite a dimore storiche nonché le mie ricerche sull’arte e la storia sociale dell’era vittoriana.  Oggi mi sono recata a Leighton House, che, nel consueto giorno di chiusura settimanale, apriva i battenti solo per una ventina di "eletti", in occasione del seminario dal titolo: The Victorian Christmas.
Non mi dilungo a raccontarvi le bellezze della casa, certo potete immaginare da voi cosa voglia dire poter sorseggiare un tè o un caffè, accompagnati da biscotti e mince pies, in una sala da pranzo in stile come questa.
leighton house
In tale suggestiva cornice, tra mattina e pomeriggio, sei studiosi ed esperti si sono avvicendati con interessanti interventi riguardanti usi e costumi gastronomici del Natale Vittoriano. Sono venuta così a scoprire che le tradizioni natalizie britanniche, nel nostro immaginario vetuste e consolidate ormai da secoli, sono in realtà una creazione tutta ottocentesca e borghese. 
Il gusto romantico per il medioevo e la semplicità del passato, in reazione alla frenetica e progressiva industrializzazione, e certa letteratura del tempo, da George Eliot a Emily Bronte a Charles Dickens, hanno contribuito a creare alcuni miti e identificazioni con il Natale che sopravvivono fino a noi.
Sicuramente l’invenzione più illustre è stata il Christmas Pudding.
xmas plum pud 
Derivato da un antenato del XVIII secolo, il plum pudding, questo dolce di natale sembra riprendere anche gli ingredienti e le particolarità di un’antica torta inglese, la 12th Night Cake.  La 12th cake sembra sia stata creata nella Francia medievale per celebrare l’Epifania e che sia giunta poi in Inghilterra per essere gustata nel periodo compreso tra il 6 gennaio (la dodicesima notte dal Natale) e il mercoledi delle ceneri. Questo dolce prevedeva l’inserimento di un fagiolo e di un pisello secchi nella base dell’impasto. Chi avesse trovato i legumi nella sua fetta di torta, sarebbe divenuto rispettivamente il re o la regina della serata e avrebbe potuto dirigere il resto della compagnia in frizzi e lazzi o penitenze. La tradizione fu trasferita dai vittoriani nel Christmas Pudding con l’inserimento di vari oggetti,  tra cui uno scellino d’oro, un bottone di gilet da scapolo, un ditale d’argento da zitella e cosi via.
A rendere il Christmas Pudding il dolce natalizio per eccellenza hanno sicuramente contribuito due illustri personaggi: Charles Dickens e Mrs Beeton.
Memorabili restano le pagine del racconto "Canto di Natale", in cui Dickens descrive il pudding della signora Cratchit come un dolce fermo e pieno come una palla di cannone, che, appena tolto dal panno, profuma di dolce e di bucato e appare in tavola fiammeggiante, per la gioia di tutta la famiglia. 
D’altro canto, Isabella Beeton, autrice nel 1859 di un manuale di cucina ed economia domestica, ristampato, in versione più o meno anastatica, fino ai nostri giorni e considerato una bibbia della gastronomia (un pò come il nostro Artusi), cita il Christmas Plum Pudding quale dolce delle festività, e, nell’indicazione della stagione, lo ascrive proprio al 25 dicembre.
 
Il Christmas Pudding della Signora Beeton
 
Modo.—Togliere i semi e sminuzzare le uvette; lavare e asciugare i mirtilli, e battere finemente il grasso di rognone. Tagliare le bucce candite in fettine sottili e grattugiare il pane raffermo. Quando tutti questi ingredienti saranno pronti, mescolarli in una terrina con due uova sbattute e il brandy. Amalgamare bene e pressare il pudding in uno stampo imburrato; legare il tutto fermamente con un panno infarinato e bollire per 5 o 6 ore. Il pudding può essere bollito in un panno senza lo stampo e richiederà lo stesso tempo di cottura. Poiché il Christmas pudding è preparato con alcuni giorni di anticipo, quando sarà ora di portarlo in tavola andrà tuffato in acqua bollente e bollito per 2 ore; poi adrà servito con una salsa al brandy. Un rametto di agrifoglio è posto di solito al centro del dolce e un bicchiere di brandy viene versato sul pudding e infiammato al momento di servire.

In stagione:  il  25 di dicembre ed in varie occasioni festive, fino a marzo.

(The Book of Household Management, cap. 27, 1861)

xmas pudding 

londra, diario, pubs2 Dec 2007 10:15 pm
advent calendar
E anche dicembre è arrivato, con la pioggia, il buio alle 4 del pomeriggio, i mercatini di Natale, le cene e i drinks, lo shopping frenetico, i dolcetti ipercalorici, le luci colorate…Ho tirato fuori gli addobbi e l’alberino dell’anno scorso e poi ho comprato un calendarietto dell’Avvento che mi piace tanto, perché con i suoi colori vivaci e i numerini scritti piccolissimi mi dà più gusto nel cercare la finestrella da aprire. Per il resto, come dicevo, piove e tira un ventaccio freddo, condizioni meteo che rendono quasi stoico l’andare in giro per mercatini e simili. Col berretto calcato in testa e la sciarpona di pura lana nepalese comperata al negozietto vintage di fiducia, mi sono avventurata fino in SE10 per dare un’occhiata alle bancarelle e, soprattutto, godermi al calduccio un tradizionale Sunday Roast (visto che non mi capita spesso di non lavorare di domenica). La scelta è caduta su The Plume of Feathers, uno dei pochi pub tradizionali rimasti nella zona (negli ultimi anni ci sono state molte chiusure e/o pessime ristrutturazioni, senza un minimo di rispetto storico-architettonico, basti vedere cosa hanno fatto recentemente al pub davanti alla stazione di Greenwich). The Plume of Feathers, al numero 19 di Park Vista, è un dignitoso locale a ridosso del parco, che pare risalga al 1691, anche se la veste è per lo più vittoriana, come si evince dall’esterno in tipiche piastrelle verdi. C’è un bel caminetto, l’arredamento d’epoca, una pendola, i quadri con i velieri, i vetri colorati alle finestre con l’insegna di San Giorgio, la musica non è troppo alta, e il confortevole spazio attira una congerie di clienti abituali ed occasionali, conditi a volte dalla presenza di qualche turista. Il lauto pranzo domenicale consisteva in Roast Loin of Pork with Apple Sauce and cracklin (incluse le immancabili verdure, lo yorkshire pudding e il gravy) e per dessert un bel Bread and Butter Pudding with Custard.
Una giusta zavorra per non volare via ^_^ e abbastanza carburante per permettermi di ritornare in SE4 a piedi, gustarmi un italico e casalingo espresso e poi poltrire beatamente sul divano, al riparo dalle intemperie, con i giornali e la musica.
sciarpa nepaleseplume of feathers
by moya