blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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londra29 Aug 2007 10:52 pm

mbrands

Oggi sono reduce da escursione pomeridiana in quel di Notting Hill. A Carnevale finito, quando le stradine del quartiere, con i caffè e gli immancabili negozi di antiquario, erano animate solo dalla presenza di pochi turisti sparsi, qualche residente e un operatore ecologico che spazzava i vialetti davanti alle case color pastello, ecco che la nostra inviata si fermava a prendere la guida A-Z tascabilissima per cercare Colville Mews,W11 2AR, subito dietro Portobello Rd.
Al numero 2 di questa anonima stradina, la aspettava un luogo alquanto singolare:The Museum of Brands.
Nato grazie alla cospicua collezione dello storico Robert Opie, il museo contiene oltre 500.000 oggetti ed è il più grande del mondo. 
Attraverso un percorso labirintico, si può rivivere un secolo di consumismo e costume, dall’era vittoriana ai nostri giorni. Una specie di macchina del tempo in cui la storia si rivive attraverso scatole di latta, involucri di cartone, foto, cartoline, etichette, bottiglie di vetro, contenitori dalle forme più svariate, in ceramica, celluloide o plastica, lattine e barattoli. A ciò si aggiunge una mescolanza infinita di oggetti di culto o di uso comune, dalla radio all’aspirapolvere, dai dischi dei Beatles al Muppet Show, da Felix The Cat a Topolino, dalle maschere antigas al televisore portatile. Nel tunnel del tempo si affollano ricordi d’infanzia e nostalgie del passato, e semplici oggetti d’uso quotidiano come una saponetta o una scatola di caramelle narrano una storia che è allo stesso tempo particolarismo e universalismo, evoluzione sociale e rivoluzione dei consumi.
generale, terra angla27 Aug 2007 2:37 pm


Con il nome di Bank Holiday si indica un certo numero di lunedì che nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda equivalgono ad una festa pubblica. Ergo, alla popolazione non impiegata in servizi essenziali è garantito un giorno di vacanza, mentre agli altri viene data una paga extra. I lunedì di vacanza sono detti Bank Holidays perché fino al 1834 la Bank of England osservava un cospicuo numero di feste religiose e pubbliche, poi drammaticamente decurtate a soli 4 giorni di ferie. Nel 1871 Sir John Lubbock decise di introdurre il Bank Holidays Act, per permettere ai bancari appassionati di cricket come lui di poter partecipare agli incontri (o seguirli da supporters).
Nel 1971 la legislazione britannica ha fissato a 6 il numero di Bank Holidays nel calendario delle feste pubbliche: due in primavera (a maggio), tre in estate (uno in giugno e due in agosto) e uno in autunno (alla fine di ottobre).
Di questi lunedì festaioli, che danno vita a lunghi weekend, spesso caratterizzati da british in fuga verso mete continentali, più calde e soleggiate, celebre è quello di fine estate, che a Londra è segnato dal Carnevale di Notting Hill.
Questo evento, ormai un’istituzione, richiama orde di visitatori e turisti da tutto il mondo. Per due giorni ci si accalca nelle stradine borghesi del West End a seguire la sfilata di figuranti in costume e a ballare al suono di numerosi sound systems, capitanati da DJ più o meno conosciuti. Nato alla fine degli anni ‘50 come momento di aggregazione fra comunità afro-caraibiche ed inglesi, il Carnevale ha perso la sua originale motivazione politico-sociale per divenire momento di svago ed evento interculturale. Almeno una volta bisogna esserci, per assaporare questa mescolanza di energia, voglia di far festa e spirito di condivisione. 
Non sono amante delle folle, perciò preferisco conservare i vividi ricordi della mia unica esperienza carnevalesca, nel lontano agosto 1992, un pomeriggio speciale, di cui ho anche una registrazione audio nel cassetto.
Per il resto, mi godo il SOLE, perché dopo la pioggia e le temperature autunnali, finalmente uno scampolo di estate è tornato ad asciugare i prati e a far risplendere le spiagge della terra angla. Carpe Diem è il motto da seguire, da domani torneranno le nuvole e il vento spazzerà via coriandoli e sorrisi.

generale, ricette24 Aug 2007 2:30 am

Piove e fa freddo in Albione. 
E’ fine agosto, ma sembra novembre. 
Chi si lamenta, chi, infischiandosene dell’"impronta al carbonio", prende un aereo e scappa al caldo del Mediterraneo, chi si veste a strati, chi accende il riscaldamento, chi si rassegna, chi non si dà per vinto. 
E se lassù nelle Midlands qualcuno si diletta con deliziosi tortini di patate, secondo ricetta tramandata per linea matriarcale, qualcun altro in SE4 si cimenta nell’antica arte delle marmellate, come da manuale anglo del 1934. 
Le quantità delle ricette sono in lb. e oz. e
per 1 lb di frutta, ci vogliono circa 14 oz. di zucchero.
Io ho fatto a occhio, perchè mia mamma mi ha insegnato così.
Voi, fatevi pure la conversione da misure angle a continentali.

Marmellata di Lamponi e Ribes
(perché il libro dice che la raspberry jam is much improved by the addition of red currant e noi impruviamo)

jam

Prima di tutto, fate una passeggiata sotto la pioggia per andare al farmers’market o al seinsburi a comprare la frutta che necessita.
Poi piazzate due o tre barattoli e relativi coperchi a sterilizzare in una pentola piena d’acqua (il tutto deve bollire per almeno mezz’ora). Mentre i barattoli borbottano nella pentola, voi laverete i frutti rossi et rimuoverete eventuali rametti o picciuoli. Metterete poi i lamponi, il ribes e una mela a pezzetti in una pentola e, a fuoco basso, rimesterete per un pò. Aggiungete infine lo zucchero e cuocete la marmellata, la quale deve bollire fino al disfacimento dei frutti di bosco e al raggiungimento di una giusta consistenza [vedi test del cucchiaio di legno e del piatto di ceramica].
Mentre la marmellata ribolle diabolica come lava del Vesuvio o dell’Etna, i barattoli tintinnanti dovrebbero esser pronti. 
Datevi da fare con l’operazione "travaso". Aiutandovi con un mestolo, cercate di non spiattellare marmellata in giro, ma di accomodarla negli appositi barattoli. 
Chiudete e capovolgete i vasetti, lasciandoli così fino a quando non si siano freddati e possano essere presi in considerazione per il tocco finale.
Incollate dunque una bella etichetta esplicativa, e, se siete in vena creativa, fate pure il vestitino al tappo, aiutandovi con un disco di stoffa ed un elastico.
Conservare in luogo asciutto, al riparo dalla luce.

© Food photography, equipment and preparation by Moya

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londra, arte, cinema20 Aug 2007 5:57 pm


Piove e l’autunno sembra già essere caduto sui prati dove il sole scintillava non meno di una settimana fa. Ma se il cielo incombe sui tetti, sugli alberi appesantiti e le sedie umide, impilate dietro ai vuoti tavolini dei caffè, la città continua freneticamente a pulsare, con brio e dinamismo, colma di eventi ed offerte di fine stagione. Tra questi, una benefica ondata di colore e creatività è sicuramente rappresentata dal London International Animation Festival, che si svolgerà dal 21 al 26 agosto in quattro art house cinema tra Soho e Bloomsbury.
Un appuntamento da non mancare, non solo per i cinefili o addetti ai lavori, ma anche per chi desidera passare qualche ora all’asciutto, riempiendosi gli occhi di cose belle e liberando la mente dalla frenesia di tutti i giorni.
Il nutrito programma del festival, giunto alla sua quarta edizione, prevede la proiezione di cortometraggi e documentari di animazione inglesi ed internazionali, con due sessioni su film polacchi ed estoni, una sull’animazione astratta, più una panoramica sull’interessante tecnica dell’hand painted under camera e, come sempre,l’immancabile digitale.
Ulteriori informazioni le trovate sul sito della manifestazione: www.liaf.org.uk.

londra13 Aug 2007 6:43 pm


Da sabato il Big Ben è stato messo a tacere per poter procedere ad un intenso mese di lavori di manutenzione, non solo sui meccanismi del vetusto orologio, ma anche sulla famosa campana, da cui esso prende nome. 
I celebri rintocchi si potranno udire nuovamente fra sei settimane, una volta che gli ingegneri avranno sistemato gli ingranaggi e restaurato le campane. 
Era dal 1956 che l’orologio del Parlamento non veniva zittito, e certo questo evento priva Londra di uno dei suoni più caratteristici. 
La torre dell’orologio, progettata da Charles Barry in stile neo-gotico, è alta 106 metri e presenta su ogni lato un quadrante di 8 metri di diametro. 
La Great Bell, che scandisce le ore, pesa 13 tonnellate e mezzo e fu realizzata nella Whitechapel Foundry, a Est di Londra, nel 1858. Il Parlamento organizzò una seduta speciale per trovarle un nome appropriato. Si decise alfine di chiamarla "Big Ben" dal soprannome di Sir Benjamin Hall, responsabile dei lavori di installazione.
Due mesi dopo l’inaugurazione, avvenuta nel luglio del 1859,la grande campana si crepò. 
Ma, con flemma tutta britannica, venne deciso semplicemente di voltarla, così che il martello non andasse a colpire la parte danneggiata. 
E per quasi 150 anni la campana, con crepa e leggende al seguito, è rimasta perfettamente attiva, sottolineando con la sua voce inconfondibile e l’assoluta precisione il fluire inesorabile del tempo.
In attesa di poterla riascoltare di nuovo, è possibile scaricare un file audio dal sito della BBC, con i rintocchi delle ore registrati sia dal piano stradale che dalla torre. 

londra, arte8 Aug 2007 7:18 pm

Quando approdai a Londra per la prima volta, molti anni fa, rimasi affascinata dalla Tube, così caratteristica, elaborata e allo stesso tempo facile da seguire nel suo reticolato multicolore. Come in un video-game, tre fermate di linea rossa e tàc, mi ritrovavo a Bank, travolta da miriadi di impiegati in nero con la ventiquattrore. Altre 5 fermate di linea verde o gialla e riemergevo all’aria aperta, accolta dai rintocchi del Big Ben e un volo di piccioni.
Non so cosa ci fosse tra un posto e l’altro, che linee avessero i tetti, i muri delle case, gli alberi, le strade in superficie, e probabilmente la maggior parte dei turisti torna a casa con le stesse sensazioni visive, gli stessi scenari interrotti. 
Ora che sono una londoner di adozione, ho sviluppato una specie di idiosincrasia per la metropolitana. Me ne servo solo se costretta, altrimenti mi affido ai treni, agli autobus e ai miei piedi. 
Londra è come un enorme stagno, pullulante di attività frenetiche. Come tanti gerridi, quegli insettini dalle lunghe zampe che pattinano scattanti a pelo dell’acqua, migliaia di persone si rincorrono da un capo all’altro della città, senza sosta, con le cuffie nelle orecchie, la gomma in bocca, una cuppa di caffè in mano, sempre con quell’aria di chi non può perdere tempo. 
Ed è proprio nella tube che, forse per lo spazio ridotto dei vagoni, l’oscurità deumanizzante che avvolge i finestrini, la calura, la calca e lo stress dell’ora di punta, a volte sembra più facile imbattersi in un prossimo scortese e poco socievole, da chi ti spintona per accaparrarsi il posto a chi si asserraglia davanti alla porta, impedendoti di scendere. 
Ma la tube può rivelarsi un interessante luogo di passaggio, in cui l’arte interviene a mitigare le pene da girone infernale di tanti pendolari. Coloratissimi manifesti annunciano le ultimissime novità in fatto di mostre, cinema, teatro e uscite librarie. In alcune stazioni, ad esempio quella di Green Park, c’è sempre musica dal vivo di buona qualità, dal rock, al folk a Vivaldi. Mille metri quadri di stazione a Tottenham Court Road sono rivestiti di coloratissimi mosaici, realizzati da Eduardo Paolozzi negli anni ottanta.
Adesso, grazie a Platform For Art, iniziativa di London Underground volta a promuovere pubblicamente l’arte e la cultura e rendere più piacevole l’esperienza di viaggio tanti londinesi, per chi si avventura fino a Gloucester Road, sarà possibile ammirare una grande installazione di Brian Griffith. 
L’opera, dal titolo emblematico di LIFE IS A LAUGH, resterà in situ fino a maggio 2008 ed è composta da vari relitti metropolitani, tra cui la testa di un panda, larga 7 metri e mezzo, un caravan anni ‘70, un lampione recuperato dalla M42, una bicicletta e una pila di materassi usati.

generale, terra angla7 Aug 2007 1:29 am

n terra angla vige la regola del carpe diem, specialmente per quanto riguarda le condizioni meteo.
Quest’estate, si sa, il tempo non è stato generoso, e le alluvioni e gli allagamenti delle settimane scorse si commentano da soli. 
Ecco perché non si può proprio rifiutare un weekend di sole e temperature davvero estivi, l’occasione insperata di utilizzare quel tubo di crema protettiva nuovo nuovo, levarsi quel pallore da malata, sentire l’erba fresca del parchetto sotto i piedi, godersi lo sbrago fino alle otto, il dolce far niente, la gonnellina senza calze, un tavolino all’aperto, lo sciame di impiegati in maniche di camicia davanti al pub, gli amici e le occasioni mondane. 
Come un venerdì sera alla Tate, un late evening di arte, BBQ, incontri e insolite avventure, specie quella in una galleria minima ed itinerante, colorati scatti di Gran Bretagna assiepati sulle pareti di una roulotte anni ‘60.
Oppure una domenica assolata e pigra, lungo il fiume, dopo aver visitato salepiene di porcellane dorate, gemme antiche, ricami preziosi, tutti oggetti appartenuti alla bella creola che, accaldata dalle danze, vestita di veli leggeri, per onorare ai suoi doveri di padrona di casa, accompagnò lo Zar a passeggiare nel parco, e la fredda aria della sera, più che il ripudio e gli anni di gloria e imprecazioni a fianco dell’imperatore, le risultò fatale.
Pare siano state le giornate più calde del 2007 in UK (28 gradi), ma già le nuvole si addensano su questa breve parentesi estiva, la gente torna alle occupazioni di sempre e io, sognando granite all’orzata, fette di anguria e pomodori al riso, ritorno a postare sul blog. 
Scusate il ritardo.


Brigthon 05/08/2007

cinema1 Aug 2007 12:40 am



by moya