Dopo 7 mesi è pur lecito fare un bilancio.
Se mi chiedessero dove lavoro veramente, direi "in un circo", di quelli vittoriani, però, con tutta la sua fauna di poveri commedianti: l’acrobata in mutandoni a righe e i baffi a manubrio, i pagliacci sui trampoli, la ballerina culona in equilibrio sul cavallo da tiro, il domatore di pulci, la donna cannone… 
Vestire una livrea di acrilico e recitare la solita parte non era proprio quel che mi aspettavo, ma faccio buon viso a cattivo gioco, prendo tempo per capire cosa voglio veramente, ché al momento sono un pò confusa. 
In questo cul-de-sac dorato in cui mi sono arenata non c’è una pista con gli elefanti in fila né i trapezisti che volteggiano in aria, ma la certezza fantozziana del posto fisso da statale, con i suoi bassi servigi, abitudini e privilegi.
Il pubblico, pagante e non, sciamando ovunque si mescola agli attori e ai figuranti, come in una grande fiera di paese. 
Venghino siori venghino, per di qua…