blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




...blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra

itaglia, diario27 Jun 2007 3:55 pm


Sarà il vento caldo dell’estate, ma quando torno in patria i sentimenti si fanno ambivalenti. A volte penso che con l’esilio questi confini siano divenuti sterile luogo comune, quasi depliant turistico decantante bellezze e gastronomie di un’entità geografica che un tempo per me era casa. Gli amici veri restano, comunque vada e dovunque io sia, ma le nostre vite hanno preso direzioni diverse. Quando sono qui mi sembra sempre di essere un fiore o un animale esotico, un’attrazione da serraglio. Così la ragazza "che ormai è diventata proprio un’inglese, eh?!" colora di novità il quotidiano di chi è rimasto, ascoltando paziente gli sfoghi di chi crede io non abbia mai dubbi o difficoltà. Sento un sapore strano nell’aria rovente, la certezza ineluttabile che non si può tornare indietro: vivessi nuovamente qui, tutto sarebbe anacronistico e complicato, come rientrare nelle forme sgualcite di una veste che non calza più.
Ancora vegeta e incredula, mi tocca dunque assistere alle suggestioni da caro estinto: come in un sogno, mi aggiro, pallido essere, in stanze ricolme di oggetti che ho amato, tra foto incorniciate da mia madre, altarini di una vita che ho trascinato via da qui, in un lontano pomeriggio di settembre.
Il tempo vola ed io tornerò presto a raccontare di SE4, ma non prima di aver assaporato fino in fondo i colori, i sapori e le forme della mia città natale e delle antiche colline toscane, che raggiungerò domani.

londra, arte21 Jun 2007 12:11 am


"Ars Longa, Vita Brevis" diceva Ippocrate.
La mia vita a volte sembra abbreviarsi a causa della frenetica vita londinese, che non permette poltritudini gaudenti, ma solo infinite corse e capriole, tra lustrini di vita circense, recite di pronomi diretti ed indiretti, il quiz nàit al pub che siamo arrivati terzi, il fìscendcìps che non c’è tempo di cucinare, la oyster card da ricaricare, un caffè brodaglia sbevazzato per strada, e poi provare a ricaricare le pile seduti su poltrone acriliche nel cinema di zona, tra teneri trifogli al parco di SE4, all’ombra di un melo nel localetto di zona, cullati da musica barocca nella chiesa di St. Alfege.
Si va di fretta in questa città, eppure basta poco per trovare un pò di sollievo, un’oasi di quiete. 
Basterebbe solo rallentare il passo e reimparare a guardare. 


John Constable - The Hay Wain - 1821

In questi giorni, il West End si è trasformato in una galleria all’aperto e le strade e i vicoli di Soho, Piccadilly e Covent Garden sono tappezzate da riproduzioni di famosi dipinti, realizzate da Hewlett Packard e i cui originali si trovano alla National Gallery. 
L’insolita operazione, denominata The Grand Tour (dal viaggio di cultura in voga tra i nobili e gli artisti nel XVIII secolo) si avvale, per chi ha tempo, anche di un sito internet da cui si possono scaricare una mappa interattiva e anche delle tracce audio da riversare nel lettore mp3.
Charles Saumarez Smith, direttore della National Gallery, spera che l’iniziativa invogli la gente a visitare gallerie e musei londinesi per ammirare i capolavori in essi conservati. 
Nel frattempo, qualcuno che non ha avuto problemi a pagare a Christie’s la bella somma di 17.940.000 sterline (26,5 milioni di euro), da oggi potrà sedersi in un lussuoso salotto, magari con un bicchiere di brandy in mano, a rimirare dal comodo divano, le nebbie turchine del Waterloo Bridge dipinto da Monet.


Claude Monet - Wateloo Bridge, temps couvert - 1907

londra, libri13 Jun 2007 9:29 pm


 "Ogni passione confina con il caotico, ma la passione del collezionista confina con il caos dei ricordi. Più ancora: il caso, il fato, di cui è soffuso il passato ai miei occhi, sono intensamente presenti nell’abituale confusione di questi libri…" - Walter Benjamin

Mi piacciono i libri vecchi, quelli fuori catalogo, quelli con un centinaio di anni sulle spalle o anche più. Mi piace l’odore stantio della carta, la copertina di cartone rigido con i rilievi, i margini delle pagine ingiallite dal tempo, i caratteri un pò pesanti, leggermente sfumati, che raccontano cose nella lingua e nelle tonalità del tempo che fu. Mi piacciono i libri illustrati da incisioni, unico mezzo per documentare avventure, scoperte, sogni. Mi piacciono i libri con una dedica ed una data, il premio per la gara di matematica, il regalo di Natale o l’ex libris di una biblioteca ormai disfatta. Mi piace perdermi nelle librerie del centro, quelle con la scaletta che va giù nei meandri dello scantinato, un silenzio misterioso che può valere un incontro, una scoperta. Adoro anche le bancarelle e gli scaffali dei rigattieri, là dove, mancando l’erudizione e l’occhio esperto di chi se ne intende, un prezioso volume può essere dismesso per pochi centesimi. 

Londra è un luogo privilegiato per certe passioni, ci sono più mercanti di volumi, stampe e mappe d’epoca qui che in ogni altra città del mondo.
Ci sono posti dove posso solo ammirare la vetrina, perché i prezzi superano le mie possibilità.
Uno di questi negozi antiquari è Finney, a Bloomsbury. Mi fermo spesso davanti alla vetrina, e finendo gli ultimi sorsi di un cappuccino brodaglia (un pò come quella Holly che faceva colazione da Tiffany), rimiro i Piranesi e gli Hogarth, le damine del Settecento e i pesci tropicali.
Ci sono sempre delle stampe bellissime, la cui disposizione cambia una o due volte alla settimana.
Guardare non costa nulla.
Ed è con questa filosofia di vita, che, munita di biglietto gratuito, mi sono recata alla Olympia Book Fair, uno degli eventi più prestigiosi nel suo genere. 
Gli espositori venivano non solo da tutto il Regno Unito, ma anche dalla Germania, dalla Francia, dai Paesi Bassi e dagli USA. 
File interminabili di libri. Volumi di storia naturale illustrati tra XVIII e XIX secolo con dei colori e dei prezzi da capogiro. Prime edizioni del magico mondo di Beatrix Potter, resoconti di viaggi, mappe, tomi di medicina, arte e storia, teatrini di cartone. 
La fauna sparuta dei collezionisti, il linguaggio degli iniziati, le cifre a vari zeri, le note tecniche quasi criptiche e dappertutto quell’odore di sacro e stantio, al cui fascino non si sa rinunciare, per il cui possesso ci si può anche dannare l’anima, come seppe raccontare Asselineau nel suo Enfer

generale, londra, terra angla8 Jun 2007 1:24 am


"There are a thousand small design studios
who could have done a better job for much less money."
Stephen Bayley ~ Design Guru

E forse lo sapete già, ben 400 mila sterline sono state spese per creare il simbolo delle prossime Olimpiadi in terra angla.
400 mila pounds per un logo movimentato da cunei puntuti di tipo "futurista", (mi scuso dell’impropria attribuzione del termine, certo FuturBalla & Marinetti avrebbero saputo fare di meglio) o, volendo usare la definizione dei suoi creatori, dalle linee giovanili, più consone all’era dell’internet generation. E insomma, l’ispirazione verrebbe dalla graffiti art… ma anche qui, Keith Haring buonanima avrebbe sicuramente eccelso in un qualsivoglia scarabocchio.
Una petizione online ha dovuto chiudere in soli 3 giorni, dopo che sul sito si sono raccolte ben 50.000 firme di gente indignata e offesa (c’è anche chi dice che il logo olimpico ricordi vagamente la forma di una svastica).
L’immagine è costata non solo denaro, ma anche l’impegno di una pregiata squadra di creativi, e perciò non si cambia.
Continuare a mantenere aperta la petizione avrebbe significato danneggiare ancora di più l’immagine dei giochi olimpici londinesi, già motivo di aspre polemiche, logo a parte (tanto per dirne una, il budget iniziale si è nel frattempo quadruplicato!).
I creativi e il direttore della commissione organizzatrice dei giochi (Locog), da parte loro, si sono affrettati a ribadire che il logo, disponibile nei colori moda blu, fucsia, verde e arancio, è stato concepito per suscitare reazioni forti e che le sue linee zigzaganti sono sinonimo di vibrante dinamismo. 
Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, considera il marchio un elemento davvero innovativo e attraente per i giovani, mentre Tony Blair spera che il simbolo sia fonte d’ispirazione e induca la gente ad un cambiamento positivo nella loro vita.
Nel frattempo, il coloratissimo spot delle Olimpiadi è stato ritirato dal sito ufficiale perché una particolare sequenza potrebbe provocare attacchi in soggetti predisposti ad epilessia fotosensitiva.

diario5 Jun 2007 2:09 am


Dopo 7 mesi è pur lecito fare un bilancio.
Se mi chiedessero dove lavoro veramente, direi "in un circo", di quelli vittoriani, però, con tutta la sua fauna di poveri commedianti: l’acrobata in mutandoni a righe e i baffi a manubrio, i pagliacci sui trampoli, la ballerina culona in equilibrio sul cavallo da tiro, il domatore di pulci, la donna cannone… 
Vestire una livrea di acrilico e recitare la solita parte non era proprio quel che mi aspettavo, ma faccio buon viso a cattivo gioco, prendo tempo per capire cosa voglio veramente, ché al momento sono un pò confusa. 
In questo cul-de-sac dorato in cui mi sono arenata non c’è una pista con gli elefanti in fila né i trapezisti che volteggiano in aria, ma la certezza fantozziana del posto fisso da statale, con i suoi bassi servigi, abitudini e privilegi.
Il pubblico, pagante e non, sciamando ovunque si mescola agli attori e ai figuranti, come in una grande fiera di paese. 
Venghino siori venghino, per di qua…


by moya