blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




...blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra

musica28 May 2007 5:04 pm


If the rain comes they run and hide their heads.
They might as well be dead.
If the rain comes, if the rain comes.
When the sun shines they slip into the shade
(When the sun shines down.)
And sip their lemonade.
(When the sun shines down.)
When the sun shines, when the sun shines.
Rain, I don’t mind.
Shine, the weather’s fine.
I can show you that when it starts to rain,
(When the Rain comes down.)
Everything’s the same.
(When the Rain comes down.)
I can show you, I can show you.
Rain, I don’t mind.
Shine, the weather’s fine.
Can you hear me, that when it rains and shines,
(When it Rains and shines.)
It’s just a state of mind?
(When it rains and shines.)
Can you hear me, can you hear me?

(The Beatles - 1966);/font>

generale, terra angla25 May 2007 1:15 am


A Londra fa caldo e si suda, la ciccia dei londinesi è in vista, perché ci si abbiglia da spiaggia e niente è lasciato all’immaginazione.
Lo zozzone davanti al museo continua a friggere in litri di grasso svariate salsicce e cipolle ogm da infilare in antigienici panini; davanti al parco passa il camioncino dei gelati sintetici, con quella musichetta da carillon vittoriano che a me immalinconisce.
Nugoli di zanzarine e moscerini turbinanti si avventano sulle teste dei pendolari, alla fermata del bus, e quando rientro in SE4, sul far della sera, le narici s’empiono di aromi di barbecue e diavolina. 
E’ stata una settimana di calura e incendi. 
Prima l’antico veliero in secca, in quel di Greenwich, poi un’officina a Bermondsey. Ieri le linee ferroviarie tra London Bridge e Victoria erano tutte in tilt, e decine di migliaia di malcapitati, inclusa la sottoscritta, hanno impiegato ore per tornare a casa.
E’ stata una settimana di progetti e risoluzioni, castelli di carte da fare e disfare, strategie da attuare, cattive abitudini da eliminare.
Una di quelle settimane, insomma…


londra, arte17 May 2007 12:44 am

Quando si vive in una grande citta’ la tendenza nei confronti delle attrazioni locali e dell’ampia possibilita’ di scelta sulle cose da fare e da vedere e’ generalmente quella di rimandare certe visite al domani, un domani che, a volte, sembra non arrivare mai. Forse e’ pigrizia o forse la presunzione di avere infinito tempo davanti a se’. Di positivo, c’e’ il fatto che, anche a distanza di settimane, mesi, anni, resta sempre qualcosa di nuovo da esperimentare, come un itinerario da correggere o un luogo segreto da ammirare e di cui stupirsi.
Molti londinesi d.o.c. sono perfettamente a conoscenza dell’esistenza della casa museo di Sir John Soane, collezionista e architetto, che visse a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Pochissimi vi hanno messo piede. 
Io stessa, per tre anni e mezzo, ho sempre vagamente programmato di andarci, per poi procrastinare senza rimedio. Ma forse, chissa’, ogni cosa ha un suo momento per essere assaporata e ieri pomeriggio i tempi erano finalmente maturi. 


La casa e’ al numero 13 di Lincoln’s Inn Fields, una delle piazze piu’ antiche di Londra, gia’ esistente in epoca Tudor. 
Non si fa in tempo a varcare la soglia del vetusto edificio (l’ingresso e’ oltretutto gratuito) che si resta totalmente affascinati dal carattere unico di questa abitazione, rimasta intatta dal lontano 1837.

 

Un po’ casa, un po’ museo, deliziosa ed eclettica, classicheggiante ed eccentrica, la dimora trasuda creativita’, tradizione, passione per l’arte e per le antichita’ classiche. Quando le aspettative che Soane aveva riposto nei figli furono deluse, l’architetto decise di donare la casa alla nazione, disponendo che tutti potessero averne accesso.

 

Cosi anche io, aggirandomi tra stanze affrescate in rosso pompeiano e in quel "patent yellow" ideato da Turner, ho potuto beneficiare delle vedute del Piranesi, dei progetti di Soane realizzati e non, dei dipinti di Hogarth e Fuseli, nonche’ di innumerevoli capricci architettonici, capitelli ed antichita’ romane, sarcofagi egizi, avanzi di un medioevo dimenticato, tra specchi illusori e suggestive macchie di inchiostro sgocciolate sugli scrittoi. 

Dopo essere stata fagocitata all’interno di tale meraviglia, sono riemersa nella piazza inondata di luce e rumori, ma sono bastati pochi passi per raggiungere un un’oasi di tranquillita’ inaspettata.

 

I Lincoln’s Inn Gardens si estendono sul luogo esatto dove nel medioevo sorgevano the Inns of Court, gli ostelli per gli studenti praticanti in legge. Oggi le architetture neo-gotiche nascondono uffici e studi legali e avvocati frettolosi con i soliti incartamenti sotto il braccio attraversano le piccole corti silenziose.
Persino Dickens resto’ colpito dai chiostri puntuti e dalle finestre georgiane, tanto da lasciarne un vivido ritratto nel romanzo "The Bleak House":

La cornacchia si dirige rapida attraverso Chancery Lane e Lincoln’s Inn Garden verso Lincoln’s Inn Fields. 
Qui, in un grande edificio una volta magione di lusso, abita Mr Tulkinghorn. La casa è ora divisa in alloggi e in quei rotti frammenti della sua grandezza, si annidano gli avvocati come vermi sulle noci. 
Ma rimangono ancora scalinate, anticamere e corridoi spaziosi, e anche soffitti dipinti, dove Allegoria in elmetto romano e vesti celestiali si contorce fra balaustrate, fiori, nuvole e putti dalle gambe tonde … Qui, fra le molte scatole con nomi insigni sulle etichette, abita l’avvocato Tulkinghorn, a meno che si trovi tacito e a suo agio nelle residenze di campagna dove si annoiano a morte i grandi della terra. Qui si trova oggi, tranquillo al suo tavolino. Un’ostrica della vecchia scuola che nessuno può aprire…

 

diario11 May 2007 12:20 am

A volte mi chiedo se sia stato un caso o un atto inconsciamente voluto il dar vita a questo blog nei giorni in cui cade il mio compleanno. 
Ebbene, London SE4 ha ormai 3 anni.
Lo creai da un PC sgangherato in un college di Camden, per gioco, ma anche, forse, per riordinarmi le idee . 
Ero in UK da solo 8 mesi, con il progetto di integrarmi, studiare per un Master e trovare una qualche direzione più definita, se non più certa. Un gioco, una scommessa. Non pensavo mi avrebbe portato anche amicizia, discussione, confronto, e la voglia di comunicare con passione, ironia e leggerezza quello che tutt’ora (mi) capita in terra angla. 
Scrivere per essere o scrivere per rivelarsi?
E il mio continuo esistere e sperimentare si svolge prima o dopo la scrittura? Al di qua o al di là di questi post? 
Il fatto è che i piani slittano e le cose non sono così distinte come dovrebbero essere. Forse questo è il bello di scrivere un blog, difatti penso che non riuscirei mai ad estrapolare e congelare questi pensieri in un libercolo di carta stampata. 
Li preferisco cosi, ad un tempo reali ed eterei, vissuti e mutanti, tanto pubblici quanto privati, né bianco né nero, ma tra le righe una serie di infinite possibilità, un’oncia di mistero, una trama sottile di relazioni virtuali e umane, che, oltre ad un segno, sappiano anche lasciare qualcosa di imprevedibile, come questo fiore…

terra angla, viaggi7 May 2007 11:09 pm



Se fossi un pubblicitario, questa sarebbe la locandina perfetta per narrare in poco spazio le sensazioni del weekend appena trascorso. Una parentesi di relax e bellezza, a due ore di treno da qui, fatta di itinerari storici, natura rigogliosa, architetture tradizionali, verdi pascoli, negozi d’antiquariato e magnifici giardini. 
Finalmente, l’occasione giusta per inaugurare la mia nuova videocamera digitale e riprendere, oltre ai panorami, alcuni particolari piccolissimi, dalle pipe di argilla di Rye alle corolle di Potentilla di Hurst Green, dalle fibbie medievali diWinchelsea al vetro rinascimentale della dimora di Great Dixter.

by moya