blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




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se4, londra, pubs27 Mar 2007 12:04 am

Eh si, lo so…Ci ho messo una settimana per riprendermi!!! Haha! Per fortuna, dopo alcuni giorni di temperature rigidamente invernali e tempo pazzesco, il sole è tornato a splendere clemente anche a queste latitudini.
Il week end appena concluso mi ha visto poltrire con i giornali del sabato, raggiungere un accogliente, piccolo locale di Brixton Road per il party di una fotografa italiana, risvegliarmi la domenica con l’intenzione di vedere la mostra di Canaletto, rinunciare alla suddetta per biglietti sold out e approfittarne per una bella passeggiata alla scoperta di Dulwich Park, un vero gioiello di giardino tardo vittoriano, con tanto di ponticelli, laghetto e paperelle.

A suggello della bella passeggiata domenicale, inondata di sole, ha fatto seguito il tradizionale Sunday Roast con gli amici al The Montague Arms Pub.
Il locale in questione è una delle pietre miliari di quest’area. Visto da fuori è un edificio vetusto, scalcinato e poco invitante, con un cartello del quale ho sempre riso, che recita "Tourists Welcome!"
Beh, i tourists in questione farebbero bene a fermarcisi per una birra, l’interno del pub è una menagerie di chincaglierie e animali impagliati, non so se avete presente quei lugubri trofei di caccia che i bisnonni angli appendevano fieri in salotto: cervi, stambecchi, un coccodrillo volante e perfino una zebra, tutti con targhetta e data (ante 1925)! 

A questi capolavori di tassidermia, si aggiungono vari relitti di epoca vittoriana. Si spazia dalle pentole ai modellini di navi, dalla tazza di gabinetto in ceramica a fiori blu allo scheletro da old operating theatre, dalle suppellettili marinaresche a mezzi di trasporto vari, come una carrozza tipo Brougham e un Penny Farthing giallo. 
Tralasciando l’arredamento e concentrandosi sulla sostanza, posso dirvi che il Sunday Roast è ottimo, abbondante e di qualità, a prezzi competitivi. Si può scegliere tra pollo, manzo, agnello e maiale, tutti accompagnati da un generoso contorno di verdure. Per chi ama il pesce, ci sono la trota (intera) e gli scampi. E per i vegetariani, non sia mai, ben 3 opzioni diverse. Nel prezzo del Roast è incluso anche il dessert, strudel o un altro tipo di torta, e le porzioni sono soddisfacenti.
Parafrasando il commento entusiasta di uno degli avventori, The Montague is a very surreal drinking [and eating] experience, which makes you proud to live South of the River!

viaggi20 Mar 2007 1:01 am

W/E a Madrid
tre giorni di sole, cultura, gastronomia, movida, comida, paella, calor, vino tinto, café con leche e la cuenta por favor. Tre giorni per perdersi in infinite sale, una tela di Miro, la luce accecante che filtra dalle persiane, l’oscurità rivelatrice de L’âge d’or, il clamore della Guernica di Picasso, le copertine ingiallite della guerra civile, le grida di ragazzini abbronzati che giocano a pallone. E poi, cedere volentieri all’invito di un tavolino inondato di sole, ai colori del giardino botanico, e… all’empanada de alcachofa!

Ritorno a Londra
vento, nevischio, freddo pungente, svariati strati di vestiti, guanti di lana, sciarpa e berretto, facce assorte sul solito treno, mind the gap, pranzo insipido, collega spagnolo a cui parlare della Spagna, autobus rossi a due piani, turisti spaesati, non mi va di parlare anglo, please go to cashier one, vetri imperlati di pioggia, west end final ed io che dipingo fiori inglesi intirizziti, sorseggiando un herbal tea e pensando che forse ho sognato, che forse emigro di nuovo…o forse no.

generale, londra, musica15 Mar 2007 11:36 pm



Vi ricordate Flat Eric?
Era un pupazzo giallo, molto simile ai Muppets, che sapeva muoversi ad arte al ritmo del Flat Beat di Mr Oizo.
Verso la fine degli anni ‘90 aveva avuto un enorme successo, grazie alla pubblicità di una nota marca di jeans.
London SE4 lo ha scovato per voi, all’uscita della metropolitana di Highbury & Islington, in un assolato pomeriggio di marzo.
Flat sedeva allegramente tra un banco di fioraio e un pub.
Ci è sembrato in buona forma.
Voi che ne dite?

londra, mostre13 Mar 2007 9:55 am


Gli affezionati lettori di questo blog sanno già che SE4 non è nuovo a storie di mummie e maledizioni sfingiche. Questo però è un evento che va al di là dei miseri confini di un giardinetto condominiale o di quattro vetrine di un museo. King Tut, come lo chiamano gli americani, è in arrivo e a novembre soggiornerà in quella elefantiaca, sfortunata struttura inaugurata da Tony Blair alle soglie del 2000 con il nome di Millennium Dome, e che ora sarà riaperta come exhibition centre, chiamandosi O2.
L’80 dei turisti, dopo la sensazionale esposizione del 1972, ancora è convinto che il faraone si trovi al British Museum. 
In realtà, Tutankhamun, a parte quel viaggio eccezionale di 30 anni fa, è sempre rimasto in Egitto e il parlamento egiziano, in seguito a quel tour memorabile, ha poi decretato che il re e il suo tesoro non debbanno mai più lasciare il Paese.
Ora però servono soldi per finanziare dei progetti di conservazione e restauro. Quindi King Tut può riprendere a viaggiare.
La mostra ha già fatto il tutto esaurito negli Stati Uniti, ma ha anche suscitato un vespaio di polemiche, con gente che si è sentita tradita e ingannata.
Perché? 
Semplice: il pezzo forte del tesoro, la bellissima maschera funeraria tutta d’oro del faraone, non è in mostra.
Data la sua fragilità, non può lasciare l’Egitto per problemi di conservazione.
Gli organizzatori dell’evento hanno però messo in bella vista su volantini, brochures, poster e sito web, un’immagine miniaturizzata del faraone che compare su uno dei vasi canopici, nello specifico quello destinato a conservare il fegato del re.
E’ molto simile alla famosa maschera d’oro, ma non è quella. Dato che non tutti sono esperti egittologi o si chiamano Howard Carter, la differenza diviene irrilevante e, dato anche il costo della mostra ( in USA), il disappunto sarà garantito.

generale10 Mar 2007 12:54 am

E’ mezzanotte, sono un pò di malumore, 
i miei due giorni di riposo sono volati 
e il virus del cimurro è ancora annidato nel mio corpo… 
però, nella solitaria notte angla, trovo 
Lui, 
a rinfrescare la mia gola, a fugare le mie ansie, 
Lui, 
così scuro, dolce-amaro e frizzante, 
Lui, 
il solo, l’unico, autarchico, italico, originale

CHINOTTO!
Ah…

E come cantavano gli Skiantos:

Il chinotto è la mia droga io lo bevo senza posa, quando sono un po’ depresso, mi riaggiusta con me stesso. Un chinotto ogni due ore è un gran viaggio da signore … Il chinotto è molto bello, sale dritto nel cervello, col suo gusto effervescente, fa leggera la tua mente. Il chinotto è come un mantra, ti disseta e ti rinfranca, se lo bevi senza sosta, alla tua vita avrai risposta…

© www.chinotto.com/

se48 Mar 2007 12:10 pm


Questo che vedete è un volantino, conservato al Museum of London, che avvertiva di una riunione del Women’s Social and Political Union (WSPU) nei locali adiacenti la chiesa presbiteriana di SE4, il 25 marzo 1909. 
Il WSPU, movimento fondato nel 1903 da Emmeline Pankhurst, intendeva sottolineare con questo meeting l’avvenuto rilascio dalla prigione di Holloway di Caroline Townsend, una suffragetta del quartiere.
Caroline era stata arrestata e imprigionata per un mese perché aveva preso parte ad una protesta in difesa dei diritti delle donne davanti alla House of Commons a Westminster. 
Le suffragette furono molto attive in SE4 e tra il 1907 e 1914, e utilizzarono regolarmente per i loro incontri anche l’ameno parchetto di Hilly Fields.
La maggior parte della stampa attaccava il movimento e considerava le manifestanti mad, bad and dangerous to know. Tuttavia, alcuni giornali, come il locale Lewisham Borough News, pur criticando gli estremismi e certe tattiche del WSPU, si dimostrarono più simpatetici nei confronti dei diritti delle donne al voto.

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Questa invece è la foto di un enorme e profumatissimo albero di mimosa che ho scovato in Drake Road, mentre approfittavo della bella giornata di sole per perlustrare in bicicletta le viuzze in fiore di SE4…

generale, londra, libri7 Mar 2007 1:25 am


La British Library ha pubblicato online una versione digitale dei taccuini di Leonardo, nello specifico il Codice Arundel e il Codice Leicester.
Ma… la suddetta versione è accessibile solo ed esclusivamente agli utenti della nuova piattaforma Microsoft Vista.
L’impopolare scelta è dovuta al fatto che, mentre il Codice Arundel è di proprietà della British Library, quello Leicester è stato acquistato nel 1994 da Bill Gates, co-fondatore e chairman di Microsoft.
Gates ha acconsentito alla pubblicazione digitale del Codice Leicester, ma solo per una durata di 6 mesi e in cambio della possibilità da parte di Microsoft di utilizzare gli spazi della British Library per il lancio della nuova piattaforma di Windows.
Da ciò ne consegue che entrambi i manoscritti sono ora accessibili online dagli utenti di Vista, tramite un software sviluppato dal museo e sponsorizzato da Microsoft.
Molte le polemiche, come potete immaginare. 
Martin Kemp, professore di storia dell’arte alla Oxford Unversity, si è dichiarato sorpreso nell’apprendere che anche il Codice Arundel è disponibile online solo per chi possiede le versioni più avanzate del sistema operativo Microsoft.
Impedire l’accessibilità dei contenuti non solo agli utenti Mac, come me, ma anche agli stessi user di Windows 2000 e Windows Xp, non mi sembra una mossa etica, trattandosi oltretutto di un’iniziativa culturale di portata mondiale e rivolta - in teoria - ad un largo pubblico.
Il bello è che nel comunicato stampa della British Library si annunciava l’iniziativa elogiando Microsoft quale "worldwide leader in software, services and solutions that help people and businesses realize their full potential"…

generale, londra, diario4 Mar 2007 1:01 am

Art thou pale for weariness
Of climbing heaven and gazing on the earth,
Wandering companionless
Among the stars that have a different birth, - 
And ever changing, like a joyless eye
That finds no object worth its constancy? 

To the Moon - Percy Bysshe Shelley

Si ha un’eclisse di luna piena quando la terra si frappone fra il sole e la luna, proiettando così la sua ombra su quest’ultima e interrompendo il flusso della luce e delle energie.
Sarà un caso, ma sembra che le eclissi di luna capitino sempre quando la mia vita attraversa fasi ingarbugliate, segnate sia da dubbi sul futuro che da impazienti scalpitamenti di incosciente gioventù. 
La prima volta che vidi un’eclissi di luna ero a Roma e me la ricordo bene, come se fosse oggi: 16 settembre 1997.
Faceva ancora caldo, avevo addosso la mia maglietta preferita e registravo il concerto dei Radiohead a Glastonbury su una cassetta da 90, quando l’artista, con cui avevo una contorta relazione e che di lì a poco sarebbe partito per l’America, mi diede una punta improvvisata, giù all’incrocio delle vecchie case, per vedere assieme l’insolito spettacolo. Mi ricordo questa luna tonda, grande, incredibilmente vicina, offuscarsi e diventare violacea, a poco a poco.
Seguirono altre eclissi. Quella del 9 gennaio 2001 la vidi dalla finestra della cucina. L’artista era uscito dalla mia vita, le vecchie case erano state demolite e io ora abitavo in una casa nuova, con nuove aspirazioni e prospettive.
La terza eclissi, invece, non la potei vedere, perché il 28 ottobre 2004 ero già da un anno emigrata in terra angla e il cielo quella sera era tutto una nube (in quel momento anche la mia vita, haha).
Stasera, invece, il cielo è insolitamente pulito e così ho potuto vedere la luna divenire, da bianca e metallica, distante e annerita, come se l’avessero ricoperta di fuliggine.
E a Londra la luna è a destra, mentre a Roma appare a sinistra, perché la latitudine e la curvatura del cielo sono differenti. 
Ora ho circa 4 lustri di tempo per vederci chiaro e darmi una calmata. 
Prossima eclissi: 2026.

generale1 Mar 2007 11:43 am

&

I giappi hanno inventato un sacco di cose, tra cui Gundam e la radiolina a transistor. 
I giappi hanno una cerimonia del tè che è antichissima e che può durare anche 5 ore. 
I giappi moderni sono molto impegnati e hanno deciso di delegare il tè ad un robot.
Un robot che zzzz apre il rubinetto dell’acqua zzzz riempie il bollitore zzzz versa il tè nella tazza zzzz offre la tazza al padrone e poi zzzz splash zzzz wash lava i piatti. 
Dove si compra?
Chissà se al dipartimento di Logoborro qualcuno può ispirarsi all’idea e lavorarci un pò su?
Intanto vado a farmi il caffè…;/font>

by moya