blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra




...blog di arte, cultura e tutto quello che (mi) capita a Londra

generale, londra28 Feb 2007 12:34 am

So che alcuni di voi si son chiesti dove fossi finita. Da domenica sono vittima di un subdolo virus, che m’ha preso alla gola. Laringe in fiamme e brividi di freddo lungo la schiena, ma niente raffreddore, niente febbre. Insomma, non abbastanza per fare sega al lavoro, ma sufficiente per spedirmi sotto le coperte nel tempo che mi resta. 
Peccato.
Avrei voluto raccontare del mio week-end londinese, del negozio di stampe che quasi ogni settimana cambia l’allestimento della vetrina, e che in questi giorni ha un Hogarth e un Piranesi in bella mostra e senza prezzo. 

Vi avrei anche narrato della manifestazione pacifista di sabato pomeriggio e dell’amica romana che e’ passata per Londra. 

Avrei ricreato per voi il nostro percorso quasi improvvisato, (in realtà sapientemente elaborato dalla sottoscritta), evocando persino l’aroma delle noccioline tostate, ricoperte di zucchero caramellato, che abbiamo sgranocchiato davanti al Tower Bridge. Avrei poi concluso la narrazione con un tramonto metallico e il vento che sa già di primavera… 


L’attimo è fuggente, ma se la memoria ne cancella le tracce, una foto può forse estrapolare dal fluire inesorabile del tempo quell’unico istante che vale.

terra angla25 Feb 2007 5:38 pm



Il Solito Atleta Vittorioso - © BM

Antefatto: 

Nella solita galleria delle sculture greco-romane affollate di gente, un gruppetto di spagnoli vocianti procede allegramente. 

Episodio 

All’improvviso uno di loro esita per un nanosecondo, sgrana gli occhi e, staccandosi dal gruppo, corre come un invasato in direzione dell’Atleta di cui sopra. Poi, facendo finta di afferrare i minimi gioielli marmorei, grida agli amici:
"MIRA, MIRA, MIRA EL CALIPPOOOOOOOOO! 

Algido intervento del custode: "Please, don’t touch"

terra angla21 Feb 2007 12:59 am



Atleta Vittorioso - © BM

Antefatto:

Nella galleria delle sculture greco-romane affollate di gente, un piccolo gruppo di scolaretti, nella loro divisa ben inamidata di istituto privato, pantalone grigio e golf vinaccia, trotterellano dietro un’insegnante rigida e dritta come un fuso, molto elegante, molto posh.

Episodio
Uno degli scolaretti, età massima 7 anni, passa davanti alla statua dell’atleta vittorioso, e puntando con la matita i gioielli marmorei del suddetto, emette un gridolino-risatina.
La maestra strattona violentemente il bimbetto per un braccio, poi si china su di lui con espressione da SS nazi e lo gela:
"I BEG YOU PARDON?"

Scende il silenzio, cala il sipario.

londra, arte, mostre16 Feb 2007 1:09 am

Forse mi sbaglio, ma ho come la certezza che la primavera angla sia vicina, lo sento nell’aria, lo percepisco da quell’ora e mezza di luce in più, lo noto dal fatto che le commesse si mettono ad insaponare le vetrine dei negozi, lo leggo nei mazzi di daffodeli in vendita da Marco & Spensiero…
La bimba coreana parte, torna in Corea, per lo meno fino a giugno. Per salutarci degnamente, la bimba mi ha portato in una galleria giappa, ai confini della realtà.
Non so se siete mai stati a Bermondsey… su wikipedia la paragonano ad un sobborgo di Lagos. Non mi sento di essere altrettanto spietata, certo è che i casermoni popolari e un certo abbandono intorno alla vecchia zona industriale rendono il tutto abbastanza desolato, specialmente di sera. Infatti, l’unico posto decente per prendere qualcosa da bere, alla fine era un fast food di infima categoria, altrimenti la scelta si riduceva al take away deserto o al kebabbaro volante.
Cammina, cammina, dopo la sosta onion rings e ketchup, siamo arrivate alla galleria giappa, che trovasi al 5° piano di una vecchia fabbrica, dotata di ascensore d’epoca, di quelli con le porte a serranda, tipo anni ‘30.
Stasera si inaugurava la mostra di un’artista coreana, tale Seunghee Kang, la quale ha un modo molto originale di dipingere e di raccontare le sue esperienze in terra angla. Poi, in un angolo, c’era una porta che immetteva in una finta stanza, con una poltrona e un altoparlante che ci gracchiava dentro voci e suoni. Un’installazione sonora di John Hughes, che mi ha un pò deluso, perché so che lui sa far di meglio e ’sta stanzetta sbilenca, con le tendine e la carta da parati anni ‘50, francamente, mi sembrava una cosa banale, già vista. Ma i vernissages, si sa, sono l’occasione per socializzare, incontrare o re-incontrare gente, scambiarsi indirizzi email, che non si sa mai, magari c’è un’altra mostra, magari ci si prende un caffè, magari…
E poi i vernissages sono anche posti dove la gente va per bere e mangiare, e questo mi ha sempre dato un pò sui nervi, perché forse il bicchierino di vino in mano mentre ci si immerge nello spazio di un quadro ci sta pure, ma lo scofanamento del buffet modello assalto delle cavallette è di pessimo gusto. Stavolta però, surprise-surprise, il buffet era giappo e tutto a base diumeshu (prugne) sia dolci che salate, molto zen a vederle sul vassoio di pietra nera, ma poco affini ai miei gusti e al mio palato.
Invece abbiam gradito il Choya, vino giappo alle umeshu molto buono e dolcino, 15 %vol. però… La bimba coreana ha bevuto appena due sorsi e sulla metro mi continuava a chiedere se era rossa in faccia, che si sentiva ubriaca. Hahahaha! Mi mancherà.

Image: ©Seunghee Kang - Still Life 2006 
Drawing with shining crushed rock on canvas 
150cm x 100cm 

londra, diario6 Feb 2007 1:05 am
Ho passato l’80% di questa giornata con ragazze di età superiore ai cinquanta. Mi sento un pò strana, ho come voglia di mettermi a fare il punto croce vicino ad un caminetto e parlare con l’accento che usava Celia Johnson in Brief Encounter. E’ il minimo che possa capitare a chi ha sentito persone attorno a sé parlare dell’inverno del 1947 come se fosse ieri, e che, forse, questo qui sarà proprio uguale.
Tutto è iniziato stamattina alla stazione di SE4, con la stupida macchinetta che mi poteva fare il return ticket per tutte le destinazioni londinesi, tranne che per il posto dove dovevo andare io, così ho dovuto battere la tecnologia e comprare un biglietto per la fermata prima. La stazione del Palazzo di Cristallo, se non ci siete mai capitati, è strana assai, specie a mezzogiorno di un lunedì di febbraio. 
Trattasi di capolavoro di blanda architettura vittoriana in stile semi-romanico/rinascimentale, con le arcate cieche tipo chiostro, in muratura rossa, e una marea di scale che salgon su. 
Arrivata in superficie ho chiesto ad un "History Boy" dov’era il roundabout, cioè la rotatoria per la strada che serviva a me. Il boy pensa che è di là, cioè a sinistra. Prendo subito trotterellando la discesa, ma più giù, della rotatoria, neanche l’ombra. Da un vicoletto sterrato sbuca all’improvviso una giovine confusa, ondeggiante sui tacchi a spillo. Le chiedo informazioni, visto che è l’unico essere umano nei paraggi. Lei gentile, dice biascicante che il roundabout è nella direzione opposta, cioè in salita. Poi mi batte 40p (60 centesimi di euro) con la scusa inverosimile che ha perso il borsellino sull’autobus. A questo punto mi viene in mente la tipica questua del drogato di turno sul treno in sosta a stazione Termini, non so se avete presente… ma è solo una visione temporanea, infatti devo serbare le energie per la salita… e che salita! Cammina cammina, e alleggerita di 40p, arrivo spompata a destinazione e suono il campanello della mia nuova cliente, una settuagenaria arzilla, che entusiasta mi offre il tè nella tazza floreale angla con un piatto di biscotti "digestivi" e mi tiene a chiacchierare per ORE. E mentre siedo sprofondata nel divano color malva, con un digestivo in mano e un sorriso ebete, mi viene in mente la turpe favola di Hansel & Gretel, ammaliati dalla nonnina nella casa di marzapane, col tetto di cioccolato. Aiuto! 
Ripiglio il treno alla stazione cattedrale, giusto il tempo di rincasare per rifocillarmi e poi ripartire alla volta del Kent per la lezione serale di Botanical Illustration. Dove continuo penosamente a stendere i miei colori come se fossero fanghiglia, mentre le nonnine tiran fuori delle tavole con delle nuances e delle pennellate da far invidia a Maria Sibylla Merian.
Sul treno che mi riporta a casa sfoglio il FreeLondonpaper e c’è il trafiletto su Kate Moss, tanto per cambiare, perché adesso Corinne Day (che l’aveva già fotografata a 15 anni) le ha fatto un ritratto multiplo da appendere alla NPG. E alla fin de conti penso che la ragazzuola, a soli 32 ANI, mi sembra un pò troppo secca, magari anche un pò ìnvecchiata…o no?
"Naa, tutta invidia, I’m the best"

by moya