So che alcuni di voi si son chiesti dove fossi finita. Da domenica sono vittima di un subdolo virus, che m’ha preso alla gola. Laringe in fiamme e brividi di freddo lungo la schiena, ma niente raffreddore, niente febbre. Insomma, non abbastanza per fare sega al lavoro, ma sufficiente per spedirmi sotto le coperte nel tempo che mi resta. 
Peccato.
Avrei voluto raccontare del mio week-end londinese, del negozio di stampe che quasi ogni settimana cambia l’allestimento della vetrina, e che in questi giorni ha un Hogarth e un Piranesi in bella mostra e senza prezzo. 

Vi avrei anche narrato della manifestazione pacifista di sabato pomeriggio e dell’amica romana che e’ passata per Londra. 

Avrei ricreato per voi il nostro percorso quasi improvvisato, (in realtà sapientemente elaborato dalla sottoscritta), evocando persino l’aroma delle noccioline tostate, ricoperte di zucchero caramellato, che abbiamo sgranocchiato davanti al Tower Bridge. Avrei poi concluso la narrazione con un tramonto metallico e il vento che sa già di primavera… 


L’attimo è fuggente, ma se la memoria ne cancella le tracce, una foto può forse estrapolare dal fluire inesorabile del tempo quell’unico istante che vale.